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ASSEMBLEA NAZIONALE VIGILI DEL FUOCO
ROMA 24 MAGGIO 2016
RELAZIONE INTRODUTTIVA DEL COORDINATORE NAZIONALE
FP CGIL VVF DANILO ZULIANI
Care compagne, cari compagni, gentili ospiti, Gianna, vi do il benvenuto a
questa nostra Assemblea Nazionale e vi ringrazio per aver accolto il nostro invito a
questo evento che arriva dopo diverso tempo, infatti, l’ultima Assemblea Nazionale
si è tenuta nell’ormai lontano 2003.
Come allora, però, ci troviamo ad affrontare un momento storico per il
Corpo Nazionale.
Nel 2003 affrontavamo quello spettro, poi manifestatosi in tutta la sua
negatività, che era il tentativo di ripublicizzazione del rapporto di lavoro per i Vigili
del Fuoco.
Infatti, nell’anno successivo, veniva promulgata la legge 252 che,
effettivamente, ci faceva ripiombare nel sistema pubblicistico e delegava il
Governo alla riorganizzazione del Corpo Nazionale.
Nel 2005 vedeva la luce il Decreto Legislativo 217 che riordinava le carriere
delle lavoratrici e dei lavoratori del Corpo Nazionale e, nel 2006 il Decreto
legislativo 139 che ne delineava l’assetto organizzativo.
In quel periodo osteggiammo con tutte le nostre forze quella che vedevamo
come una controriforma e prospettammo lo scenario che, a nostro avviso, ci
saremmo trovati di fronte.
Oggi, dopo dieci anni, siamo qui per dire che avevamo ragione su tutta la
linea, il Corpo Nazionale è rimasto ingessato in una paralisi organizzativa e
gestionale senza precedenti.
Credetemi, essere qui a dire “avevamo ragione” non ha il gusto dolce della
vittoria, da Vigilie del Fuoco avrei voluto poter dire che avevamo sbagliato perché
questo avrebbe significato che il Corpo Nazionale era nel suo pieno vigore e nella
sua piena possibilità di risposta alle necessità dei cittadini del nostro Paese.
Invece, no, dire “avevamo ragione” mi da quel sapore amaro che si sente
quando non si è voluto ascoltare chi, responsabilmente, aveva cercato di mettere
in fila tutte quelle contraddizioni che aveva visto in quel malaugurato progetto.
Dobbiamo dire, però, che, finalmente, anche l’Amministrazione ha preso
atto del fallimento di quel progetto ed ha ottenuto, nella cosiddetta Legge Madia,
la delega per una revisione dei Decreti Legislativi 217/05 e 139/06.
Quindi, siamo di nuovo al punto di partenza.
Dieci anni buttati via, dieci anni nei quali il Corpo Nazionale è soltanto
arretrato, sia dal punto di vista organizzativo che dell’efficacia ed efficienza
dell’azione di soccorso ma che è, comunque, riuscito a garantire ad elevati livelli,
soltanto grazie all’abnegazione ed all’impegno straordinario che, giornalmente, le
lavoratrici ed i lavoratori hanno continuato a profondere nella loro attività.
I Vigili del Fuoco per loro stessa natura e per la natura del loro lavoro
necessitano di una flessibilità e versatilità che possa far corrispondere la loro
attività alle esigenze ed ai bisogni di cui giornalmente il Paese ha bisogno.
Sono sotto gli occhi di tutti i cambiamenti climatici che provocano, sempre di
più, condizioni di allerta mai verificatesi in precedenza e che richiedono tempi di
risposta che non sono più di ore, ma di poche decine di minuti.
La rapida evoluzione tecnologica ci mette di fronte a scenari di intervento
con evoluzioni rapidissime, per adeguarsi ai quali è sempre più necessario essere
flessibili e veloci.
Un rapporto di lavoro legificato è l’esatto contrario di tutto questo.
Due righe scritte male sul Decreto Legislativo 217 hanno immediatamente
paralizzato i passaggi di qualifica e, fin da subito, è iniziato il calvario.
Dal 2007, sono stati necessari cinque lunghissimi anni ed un Governo
tecnico per riuscire a modificare quelle due righe, nonostante il completo accordo
di tutte le Organizzazioni Sindacali, del nostro Dipartimento e dell’Amministrazione
dell’Interno.
Nel frattempo il numero del personale qualificato sul territorio è crollato ad
un livello insostenibile.
Per far fronte a questo, l’Amministrazione ha fatto ricorso al personale delle
qualifiche inferiori che, oltre ad essere non adeguatamente formato per rivestire
tale compito, non aveva neanche il profilo giuridico adeguato alle responsabilità
che si andava ad assumere.
Ancora una volta le lavoratrici ed i lavoratori del Corpo Nazionale si sono
accollati l’onere di assolvere a funzioni superiori, assumendosene in toto la
responsabilità, nei confronti della popolazione, dei loro colleghi e della
magistratura.
Per non parlare poi dell’assurda proliferazione delle qualifiche che ha
prodotto, come unico risultato, carriere incomprensibilmente lunghissime oppure
altre senza nessuna possibilità di sviluppo.
A mero titolo di esempio, ben quattro qualifiche di Vigile del fuoco che,
considerato lo sviluppo quinquennale di ciascuna di esse, ha portato a circa venti
gli anni necessari per diventare Capo Squadra.
Oppure, sul versante del personale Tecnico ed Amministrativo contabile,
l’assurdità di colleghi che hanno dovuto fare un concorso interno per tornare nella
qualifica antecedente alla riforma, o peggio, un intero settore, quello degli
Assistenti, che, per un mero errore di inquadramento si è visto addirittura
posizionato in una qualifica inferiore, sia come mansioni che come retribuzione.
Non voglio dilungarmi oltre sul disastro provocato da questo sciagurato
decreto perché è sotto gli occhi di tutti.
A nostro avviso è necessario un completo ripensamento delle carriere con,
almeno, il dimezzamento delle qualifiche, per poter dare, finalmente, respiro alle
lavoratrici ed ai lavoratori e consentire uno sviluppo più organico e veloce delle
progressioni, a tutti i livelli e per restituire quella dignità lavorativa che per dieci
anni è stata arbitrariamente sottratta.
Altra priorità è quella relativa ai passaggi di qualifica che, fermo restando il
giusto valore da dare all’anzianità di servizio, dovrà necessariamente tenere conto
dei percorsi formativi individuali, per valorizzare le competenze raggiunte nel corso
della carriera.
Relativamente al Decreto Legislativo 139/06, nel mentre apprezziamo lo
sforzo per la definizione dei compiti del Corpo Nazionale e la valorizzazione della
figura del Capo del Corpo, dobbiamo rilevare che il mantenimento di un doppio
vertice, Capo Dipartimento/Capo del Corpo, impedirà ai Vigili del Fuoco di
concretizzare quella autonomia tecnica, amministrativa e gestionale coerente con i
compiti e il ruolo che hanno nei confronti dei cittadini e del Paese.
Per quanto ci riguarda, e per le ragioni appena esposte l’unificazione del
ruolo apicale in capo alla Dirigenza Generale tecnica del Corpo e la sua
sovraordinazione a tutti gli Uffici Centrali dipartimentali, Difesa Civile compresa,
resta il nostro principale obiettivo.
Ma se autonomia deve essere, e noi ne siamo convinti da sempre, diventa
altrettanto imprescindibile l’istituzione della Dirigenza Amministrativa quale
adeguato terminale di tutte quelle attività che garantiscono il funzionamento
quotidiano di una struttura complessa come è il Corpo Nazionale.
Apprezziamo anche la migliore definizione dei compiti dei Vigili del Fuoco
ma, nel caso di interventi congiunti con altri Enti ed Organizzazioni, riteniamo
ancora insufficiente la regolamentazione dell’attività di coordinamento e
chiediamo, pertanto, di individuare tutti gli strumenti necessari, anche legislativi,
per valorizzare le competenze del personale operativo del Corpo negli interventi di
soccorso tecnico urgente e di Protezione Civile.
Ovviamente, parlando di Protezione Civile, non possiamo non trattare
l’argomento relativo al volontariato.
L’Amministrazione e le OO.SS, nel mese di maggio 2015, hanno condiviso
le modifiche da apportare al DPR 76/04 (Regolamento della Componente
Volontaria del Corpo), stabilendo, sia un nuovo Regolamento più adeguato e
funzionale alle caratteristiche e necessità operative dei Distaccamenti Volontari, sia
alle necessità del Corpo, sia, infine, l’opportunità di rendere no-profit la
prestazione lavorativa dei volontari VVF, ovvero destinando le equivalenti risorse
economiche direttamente ai Distaccamenti Volontari, per il mantenimento degli
stessi, ma anche per potenziarne mezzi ed attrezzature.
Ad oggi, il testo risulta essere fermo alla Presidenza del Consiglio e non è
stato ancora inviato alle Commissioni Parlamentari per il previsto parere,
lasciando, quindi, l’argomento in questione ancora senza soluzioni e procurando
non pochi problemi organizzativi e di servizio su tutto il territorio nazionale.
La FP-CGIL ha sempre convintamente asserito che il contributo della
Componente Volontaria, ancorché mai sostitutivo di quella professionista, è
imprescindibile.
Il Regolamento condiviso nei mesi scorsi implementa e valorizza la
Componente Volontaria, pertanto ed a maggior ragione va immediatamente
superata questa fase di stallo e va urgentemente approvato il provvedimento in
questione.
Per quanto riguarda il contratto di lavoro e la possibilità che la sentenza
della Corte Costituzionale ha dato per la riapertura del confronto, riteniamo di
dover ribadire e rilanciare ancora una volta la nostra ferma convinzione di
richiedere con forza il ritorno dei Vigili del Fuoco ad un sistema pattizio.
La CGIL Vigili del Fuoco non si riconosce nell’attuale collocazione nel
Comparto Difesa, Sicurezza e Soccorso Pubblico perché, come già detto in
precedenza, non ritiene questa forma contrattuale rispondente alle esigenze del
Corpo Nazionale.
E’, comunque, necessario dare seguito all’annuncio fatto dal Ministro Alfano
nell’incontro del giorno 8 aprile u.s. con le Organizzazioni Sindacali dei Vigili del
Fuoco.
Fermo restando che non riteniamo assolutamente chiusa la partita relativa
all’allocazione di risorse aggiuntive per tutti i Settori Pubblici, chiediamo che gli 80
Euro concessi dal Governo anche ai Vigili del Fuoco sotto forma una-tantum,
diventino un aumento salariale strutturale tramite gli istituti retributivi, fissi e
continuativi, attualmente esistenti.
Inoltre, devono essere rese esigibili sia le risorse che le Società Aeroportuali
debbono versare al Corpo, annualmente, in ragione della “quota a parte sul
traffico passeggeri”, sia quelle residue già stabilizzate con il DPR (contratto) 2009,
nonché quelle a venire, risorse attraverso le quali rifinanziare parte degli istituti
retributivi accessori, anch’essi già esistenti.
Un altro importantissimo aspetto legato alla piattaforma contrattuale è
questo che vado ora ad enunciare.
La Legge 335/94 c.d. riforma delle pensioni ha determinato per i lavoratori
soggetti ad un regime speciale (nessuno escluso) alcune innovazioni relative al
sistema previdenziale prevedendo anche per questi l’introduzione del sistema di
calcolo di tipo contributivo.
Tale sistema ovviamente produce un abbattimento degli importi delle
pensioni.
A ciò va aggiunto che con le ultime modifiche introdotte al sistema
previdenziale i lavoratori che rientravano nel sistema puramente retributivo, a
decorrere già dal 2012, saranno assoggettati anch’essi al sistema misto che come
è noto era già previsto per coloro che al 1995 erano soggetti al sistema di calcolo
di tipo misto (fino al 1995 retributivo e dal 1.1.1996 contributivo).
Inoltre si sta registrando un continuo innalzamento dell’età all’atto
dell’ingresso nel Corpo Nazionale la cui conseguenza imporrà per molti lavoratori
l’uscita per conseguimento della pensione di vecchiaia ma con una situazione
contributiva – nella maggior parte dei casi – particolarmente critica.
Per questi motivi non è più procrastinabile l’istituzione della previdenza
integrativa anche per il personale del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco.
Altro argomento di riflessione è quello relativo alla salute e sicurezza degli
operatori Vigili del Fuoco.

Nella mia veste di rappresentante della FP CGIL in seno alla network dei
Vigili del Fuoco europei, ho partecipato il 9 e 10 dicembre 2015 a Bruxelles, alla
conferenza organizzata per trattare questo argomento e quello degli indumenti di
protezione.
Nel corso della conferenza sono stati presentati i risultati della ricerca,
condotta con la collaborazione del Vigili del Fuoco di Bruxelles, sulle sostanze
tossiche che si depositano sugli indumenti di protezione, sulle modalità di
decontaminazione degli stessi e sulla pericolosità di queste sostanze per la salute
dei Vigili del Fuoco.
Da questa ricerca sono emersi degli scenari impressionanti, infatti, si è
potuto riscontare che un Dispositivo di Protezione Individuale, utilizzato in uno
scenario emergenziale dove possono essere rilasciate sostanze tossiche e non
decontaminato, rilascia, nelle giornate successive un quantitativo di tali sostanze
pari al 40% di quello accumulato durante l’intervento.
Le sostanze potenzialmente pericolose per la salute sono tantissime e diverse
per la loro potenziale pericolosità ed il modo di contaminazione per il nostro
organismo varia dall’inalazione, all’ingestione ed al contatto.
Sicuramente il pericolo maggiore è quello derivante dall’inalazione e questo
è facilmente contrastabile attraverso l’utilizzo degli autorespiratori, però, i pericoli
derivanti dal contatto e dall’ingestione possono essere abbattuti soltanto attraverso
l’utilizzo di accorgimenti molto precisi e particolari da tenere nelle fasi
immediatamente successive all’intervento.
Da qualche tempo nei Paesi del nord Europa (Regno Unito, Svezia,
Norvegia, Danimarca, Belgio, Germania e Francia), viene posta una particolare
attenzione nella decontaminazione di tutte le attrezzature utilizzate in uno scenario
incidentale con rischio di rilascio di sostanze tossiche.
I loro nuovi mezzi di soccorso sono dotati di un’apposita stiva dove vengono
collocati gli indumenti utilizzati durante l’intervento per evitare di contaminare la
cabina e, per i vecchi mezzi nei quali non è disponibile la stiva, gli indumenti
vengono prima bagnati per abbattere il maggior quantitativo possibile di sostanze
pericolose, successivamente inseriti in appositi sacchi di plastica e, quindi, sistemati
negli alloggiamenti dei materiali.
All’arrivo nella sede di servizio tutto ciò che è stato contaminato viene portato
in un apposito edificio, separato, nel quale si procede al lavaggio ed alla
decontaminazione dei DPI e dei materiali utilizzati.
In caso di incidenti particolarmente rilevanti vengono portati al seguito
appositi container di decontaminazione (sul tipo dei nostri in dotazione NBCR)
dove viene fatto passare tutto il personale coinvolto nello scenario di intervento.
Altra cosa estremamente importante e sulla quale viene prestata particolare
attenzione è, al rientro in sede, l’immediata pulizia della persona, attraverso la
doccia, per evitare la possibilità di contaminazione percutanea o per ingestione se
si beve o si consumano alimenti.
Inoltre, le loro sedi di servizio sono compartimentale in zona rossa, zona
arancione e zona verde.
Questo per evitare di contaminare le zone degli alloggi, degli uffici e della
mensa.
Di tutto ciò nel Corpo Nazionale VV.F. non c’è traccia e se si considera che
da ulteriori studi, ancora in fase di elaborazione, risulterebbe che l’aspettativa di
vita pensionistica dei Vigili del Fuoco, rispetto a tutti gli altri lavoratori, si riduce del
50%, riteniamo opportuno che anche nel nostro Paese si apra finalmente una
discussione su questo tema e si inizi un percorso di allineamento agli standard di
sicurezza e salute già da anni in atto nell’Unione Europea.
Nel cercare di trarre una conclusione a tutto quanto è stato detto, vorrei
arrivare alla proposta che la FP CGIL VVF intende consegnare alla politica ed alle
istituzioni per quanto riguarda il futuro che immaginiamo per il Corpo nazionale
dei Vigili del Fuoco.
E’ attualmente in discussione al Senato, dopo il passaggio alla Camera, il
disegno di legge delega sul riordino della Protezione Civile (la cosiddetta legge
Braga).
La proposta di legge è certamente apprezzabile per lo sforzo di ricondurre ad
unità un settore che per troppi anni ha patito le più svariate forme di
estemporaneità sotto l’unico comune denominatore di una gestione strumentale e
monocratica.
Troppi provvedimenti, circa quindici solo negli ultimi dieci anni, si sono
affastellati in rapida successione sotto la pressione di emergenze talora
artatamente ingigantite, ed hanno da un lato spezzettato e resa irriconoscibile la
ratio individuata con fatica nei precedenti venti anni, dall’altro hanno ridotto il
servizio nazionale a mero strumento di gestione delle emergenze e di quegli eventi,
cosiddetti grandi, gestiti al di fuori di qualsiasi canale istituzionale.
È stato imposto, e quasi unanimemente avallato, il principio che nulla nel
nostro Paese potesse essere realizzato se non sotto la spinta dell’emergenza e con
l’ausilio di pesanti strumenti derogatori che hanno permeato e talora stravolto la
natura stessa del corpo normativo nazionale.
In tale ottica la gestione della Protezione Civile è assurta quasi a banco di
prova di logiche di gestione del Paese che progressivamente andavano
esautorando di funzioni vitali l’organo legislativo.
Ben venga dunque qualunque tentativo di razionalizzare il sistema e
soprattutto di ridare correttezza ai rapporti tra istituzioni e tra queste ed il cittadino
cogliendo a pretesto lo sfrondamento della pletora di provvedimenti che hanno
sgovernato in questi anni la Protezione Civile.
Ma proprio su questa base insorgono le prime perplessità che la proposta di
legge suscita e che non si può fare a meno di evidenziare.
L’uso della forma della legge delega, a nostro avviso, pone seri motivi di
perplessità.
Una materia così ampia e complessa che richiede un intervento legislativo
estremamente articolato, non può essere compressa in un mero tecnicismo
legislativo da delegare all’Esecutivo del momento, qualunque esso sia.
Siamo, purtroppo, consapevoli che l’invito ad approfondire e rivedere il
percorso normativo oggi prefigurato potrà trovare scarsa eco e che pertanto si
procederà nel prefigurato percorso dell’emanazione di decreti delegati.
Possiamo e dobbiamo suggerire, però, alcuni strumenti che, a nostro avviso,
devono essere definiti dai decreti delegati.
Pensiamo ad esempio a forme codificate di associazione di Comuni limitrofi,
alla identificazione di sedi per il coinvolgimento operativo della popolazione che
possiamo individuare nei Comandi dei Vigili del Fuoco.
Presso gli stessi Comuni, deve essere prevista la presenza obbligatoria e
vincolante di tecnici del settore, in primis del Corpo Nazionale del Vigili del Fuoco,
nelle fasi di redazione ed approvazione degli strumenti urbanistici e delle
concessioni per nuovi insediamenti o delocalizzazioni di strutture significative.
Il Corpo Nazionale deve poter essere parte integrante del sistema nazionale
di Protezione Civile, non solo nelle fasi emergenziali, laddove è assolutamente
pacifico l’intervento dei Vigili del Fuoco – non è necessario scrivere su una legge
che siamo la componente fondamentale della Protezione Civile, perché questo è il
compito fondamentale del Corpo – ma, per così dire, soprattutto “in tempo di
pace”, cioè prima e dopo l’emergenza.
Dobbiamo essere presenti nei momenti in cui si pianifica, si studia e si
mettono a punto i piani di emergenza e poi si da avvio alla fase di ricostruzione e
di ritorno alla vita normale, solo così potremo essere parte del sistema integrato di
Protezione Civile.
Naturalmente non possiamo pensare, ne sottacere, il fatto che vanno trovate
le giuste condivisioni con le altre strutture che da un progetto del genere sarebbero
coinvolte, cosi come rappresenta una sfida ardua, mettere insieme altre categorie
di personale con il Corpo nazionale VVF.
In tutto questo ragionamento, non possiamo che ricomprendere una parte
del paese che per dedizione, professionalità e organizzazione ha, sin dalla sua
nascita, avuto attestazioni e riconoscimenti di merito, soprattutto per
l’organizzazione e l’azione sul campo, e più nello specifico, tutte quelle realtà
associative che oggi fanno riferimento da una parte al Corpo Nazionale VVF.
(Volontari VVF) e dall’altra alle Regioni in supporto al servizio di soccorso sanitario
(Volontariato, Croce Rossa, Misericordie, ecc.).
E’ chiaro che immaginando una tale struttura, con i numeri che oggi
conosciamo, potremmo mettere insieme e in relazione di coordinamento quasi
mezzo milione di operatori, tra Strutture Civili dello Stato e Volontariato, di per se
già questa idea rappresenta una visione e una grande sfida.
Una visione ed una sfida che, mi sento di poter dire, dovremmo cogliere e
perseguire, una sfida che potrebbe contribuire nel prossimo decennio, con i giusti
investimenti, a recuperare quella leadership, anche a livello Europeo, di
innovazione, coordinamento, intervento, pianificazione e prevenzione, che le
strutture del nostro Paese, ad oggi superate dagli altri, in tecnologie e
organizzazione, rappresentavano negli anni 90/2000.
In un momento dove si parla in maniera disinvolta ed a volte anche
impropria, di spending review, crediamo che questa proposta possa assumere un
carattere della massima importanza anche per le implicazioni economiche del
sistema.
Non sempre, però, bisogna vedere le riorganizzazioni come premesse per
tagli economici e dei servizi, in questo caso, crediamo che una più puntuale
organizzazione in una struttura più grande, accorpata, non solo comporti risparmi
economici per i cittadini ma sia anche in grado di offrire un servizio di prossimità al
cittadino migliore, più efficiente ed efficace.
In Corpo Nazionale VVF. ha una capillare dislocazione di sedi in tutto il
territorio Nazionale.

Utilizzare la rete delle sedi VVF sul territorio per dislocare ed implementare
gli equipaggi sanitari dell’ARES 118 consentirebbe allo stesso tempo, di
risparmiare sulle sedi di servizio, e distribuire in maniera più capillare il Servizio di
Soccorso Sanitario accorciando i tempi.
Questo consentirebbe anche di restituire il servizio di elisoccorso alle
competenze dello Stato, sottraendolo al mercato delle convenzioni, per garantire ai
cittadini un soccorso sia Sanitario che Tecnico Urgente più veloce ed efficace.
Altra conseguenza non sottovalutabile, sarebbe che il tutto si troverebbe in
una unica soluzione, amministrativa e di coordinamento, rendendolo meno
oneroso per tutta la cittadinanza e per il sistema Sanitario Nazionale.
Altro elemento da tenere presente, proprio grazie ad una sperimentazione da
parte del Corpo Nazionale VVF è l’applicazione del numero unico del soccorso
Europeo 112, per il quale, il nostro Paese, continua ad essere in infrazione per la
mancata attivazione.
E’ indiscutibile che tale accorpamento aiuterebbe, anche in questo caso, alla
strutturazione ed alla gestione della nuova procedura.
Concludo dicendo che la prossimità al cittadino ed agli enti locali preposti
alla gestione delle emergenze è, a nostro avviso, quel valore aggiunto che i Vigili
del Fuoco possono e devono dare per sviluppare quel concetto di resilienza che si
sta facendo strada in Europa e nel Mondo nel campo della prevenzione e del
contrasto dei rischi derivanti dai disastri ambientali.
Possiamo, quindi, affermare che la giusta collocazione del Corpo nazionale
dei Vigili del Fuoco è quella del Dipartimento della Protezione Civile, perché tale
riteniamo essere la “mission” del Corpo ed anche perché, solo in questo modo,
saremo in grado di esprimere quella vitalità della quale il Paese ha bisogno per la
salvaguardia, la tutela ed uno sviluppo sostenibile dell’ambiente e del territorio.
Grazie per l’attenzione.

DOCUMENTO_217___139

Care/i compagne/i,
come sapete è in atto il processo di revisione dei Decreti Legislativi 217/05 e
139/06.
Tale possibilità deriva da un emendamento alla cosiddetta legge Madia,
fortemente voluto, e quindi ottenuto, dalla FP CGIL VVF, che per dieci lunghi anni
ha sostenuto la completa inefficacia di due provvedimenti legislativi che hanno
prodotto, come unico risultato, un progressivo ingessamento del Corpo Nazionale,
una quasi totale incapacità di gestione operativa ed amministrativa ed il
peggioramento delle condizioni professionali e lavorative di tutto il personale.
Abbiamo sempre sostenuto che un sistema di regole dettate per legge
avrebbe portato ad un irrigidimento ordinamentale che poco o nulla si addice al
lavoro del Vigile del Fuoco ed alla necessaria flessibilità che occorre per lo
svolgimento di un’attività che, per sua stessa natura, deve avere la possibilità di
adeguarsi continuamente e rapidamente ai diversi scenari.
Pertanto, riteniamo di dover ribadire e rilanciare la nostra posizione, da
sempre espressa sin dal 2003, di completa contrarietà ad un rapporto di lavoro di
tipo pubblicistico riaffermando con forza la necessità di ritornare alla completa
delegificazione del rapporto di lavoro.
La CGIL comunque, essendo da sempre una organizzazione sindacale che
non si sottrae al confronto, ritiene doveroso esprimere le proprie opioni e ribadire il
proprio punto di vista su come superare le attuali e future criticità.
Per quanto attiene al D.Lgs. 139/06, nel mentre si apprezza lo sforzo per la
definizione dei compiti del Corpo Nazionale e la valorizzazione della figura del
Capo del Corpo, dobbiamo rilevare che il mantenimento di un doppio vertice,
Capo Dipartimento/Capo del Corpo, impedirà ai VVF di concretizzare quella
autonomia tecnica, amministrativa e gestionale coerente con i compiti e il ruolo
che hanno nei confronti dei cittadini e del Paese; per quanto ci riguarda, e per le
ragioni appena esposte l’unificazione del ruolo apicale in capo alla Dirigenza
Generale tecnica del Corpo e la sua sovraordinazione a tutti gli uffici centrali
dipartimentali, difesa civile compresa, resta il nostro principale obiettivo.
Ma se autonomia deve essere, e noi ne siamo convinti da sempre, diventa
altrettanto imprescindibile l’istituzione della Dirigenza Amministrativa attraverso la
necessaria riqualificazione del personale dei ruoli amministrativi contabili ed
informatici, quale adeguato terminale di tutte quelle attività che garantiscono il
funzionamento quotidiano di una struttura complessa come è il Corpo Nazionale.
Apprezziamo anche la migliore definizione dei compiti dei Vigili del Fuoco
ma, nel caso di interventi congiunti con altri Enti ed Organizzazioni, riteniamo
ancora insufficiente la regolamentazione dell’attività di coordinamento e
chiediamo, pertanto, di individuare tutti gli strumenti necessari, anche legislativi,
per valorizzare le competenze del personale operativo del Corpo negli interventi di
soccorso tecnico urgente e di protezione civile.
Riteniamo altrettanto fondamentale completare il percorso di revisione del
DPR 76/04 (Regolamento della Componente Volontaria del Corpo), sulla scorta di
quanto fino ad ora concordato, sia per quanto riguarda lo sviluppo omogeneo
della componente volontaria del Corpo e la regolamentazione dei rapporti tra
personale permanente e volontario, che per quanto riguarda la gratuità della
prestazione.
D’intesa con il Sottosegretario, l’Amministrazione e le OO.SS, nel mese di
maggio 2015, hanno condiviso le modifiche da apportare al DPR 76/04
stabilendo, sia un nuovo Regolamento più adeguato e funzionale alle
caratteristiche e necessità operative dei Distaccamenti Volontari, sia alle necessità
del Corpo, sia, infine, l’opportunità di rendere no-profit la prestazione lavorativa
dei volontari VVF, ovvero destinando le equivalenti risorse economiche direttamente
ai Distaccamenti Volontari, per il mantenimento degli stessi, ma anche per
potenziarne mezzi ed attrezzature.
Ad oggi, il testo risulta essere fermo alla Presidenza del Consiglio e non è
stato ancora inviato alle Commissioni Parlamentari per il previsto parere,
lasciando, quindi, l’argomento in questione ancora senza soluzioni e procurando
non pochi problemi organizzativi e di servizio su tutto il territorio nazionale.
La FP-CGIL ha sempre convintamente asserito che il contributo della
Componente Volontaria, ancorché mai sostitutivo di quella professionista, è
imprescindibile.
Il Regolamento condiviso nei mesi scorsi implementa e valorizza la
Componente Volontaria, pertanto ed a maggior ragione va immediatamente
superata questa fase di stallo e va urgentemente approvato il provvedimento in
parola.
Rileviamo che, inspiegabilmente, permangono ancora troppi impedimenti nel
riconoscere al personale con funzioni tecnico amministrative, contabili ed
informatiche quella specificità che deriva dal possesso delle competenze necessarie
per garantire una collaborazione concreta ed efficace nell’attività complessa e
delicata che svolge quotidianamente con il personale operativo.
Nell’articolo relativo alle abrogazioni, oltre quanto già disposto, riteniamo
opportuno provvedere, nella parte che riguarda la legge 27 dicembre 1941, n.
1570, all’abrogazione della gerarchia (art. 7, quarto comma), ai compiti di
pubblica sicurezza (art. 8, primo comma), richiamo alle armi (18; 19 e 30). Inoltre,
considerando ormai passata la possibilità di essere chiamato in servizio di leva, gli
artt. 17; 21, secondo comma; 25, secondo comma e 107 della legge 13 maggio
1961, n. 469 – e, infine, l’eliminazione dell’art. 33 della legge 23 dicembre 1980,
n. 930 per rimuovere ogni forma di discriminazione nei confronti del personale
amministrativo e tecnico informatico.
Per quanto attiene la bozza di proposta di revisione del D.Lgs. 217/05
riteniamo, innanzitutto, necessario inserire il riferimento alla legge 7 agosto, n.
124, di delega al Governo in materia di riorganizzazione delle amministrazioni
pubbliche, togliendo il riferimento alla legge 30 settembre 2004, n. 252 in quanto,
questa ultima, ha esaurito il suo “nefasto”compito.
Riteniamo imprescindibile una drastica riduzione delle qualifiche, proliferate
a dismisura con il D.Lgs. 217/05, che a nulla servono al Corpo Nazionale.
Particolare attenzione dovrà ricadere sul personale amministrativo tecnico
informatico, che nel 2005 grazie al D.Lg. 217, fu demansionato e penalizzato
anche economicamente per restituire quella dignità lavorativa che per dieci anni è
stata arbitrariamente sottratta.
Chiediamo che nell’articolato l’anzianità necessaria per poter accedere ai
passaggi di qualifica interni venga ridotta per tutto il personale del Corpo, e la
precisazione che detti passaggi avvengono anche attraverso l’acquisizione di
specifici percorsi formativi da definire con provvedimenti di natura ministeriale o
dipartimentale, valorizzando, quindi, non solo l’anzianità, ma il merito e l’impegno
del singolo nelle attività lavorative quotidiane, così come la disponibilità ad
accrescere competenze e conoscenza attraverso la formazione.
Poiché nel corso di questi anni si sono svolte diverse procedure concorsuali
per i passaggi di qualifica auspicando così la completa normalizzazione della
situazione numerica dei Capi Squadra e dei Capi Reparto, ribadiamo con forza
che il personale del ruolo dei Vigili non possa, neanche in casi di necessità,
svolgere le funzioni di Capo partenza, per le quali non possiede le necessarie
competenze di formazione né, tantomeno, di qualifica, che sono proprie dei Capi
Squadra.
Inoltre, chiediamo di inserire nel settore aeronavigante, oltre agli elicotteristi
ed elisoccorritori, il personale nautico e sommozzatore. Questo consentirebbe al
Corpo di avvalersi della componente specialista in maniera sinergica e coordinata
grazie alla creazione di un’unica area di competenza. Rimarrà invariata la
valorizzazione delle singole caratteristiche e campi di intervento, espresse attraverso
tecniche, attrezzature e mezzi specifici. Alla prima occasione contrattuale sarà
quindi necessario adeguare le rispettive indennità rendendole fisse e ricorrenti sul
trattamento economico principale.
Chiediamo di abbassare il livello di “legificazione” del sistema ricorrendo,
ove possibile, a provvedimenti di natura ministeriale o dipartimentale prevedendo
un maggior confronto con le Organizzazioni dei lavoratori attraverso un sistema di
relazioni sindacali che superi il “sentito” e consenta una effettiva condivisione,
attraverso tutti gli strumenti di partecipazione sindacale, dei processi di formazione
dei provvedimenti stessi.
Per quanto riguarda il personale tecnico direttivo, l’esperienza maturata negli
ultimi anni ha dimostrato che la collocazione nell’area contrattuale della dirigenza
non è mai stato un traino tale da concretizzare migliori condizioni economiche e
professionali, anzi, diremmo che piuttosto è stato un limite. Far confluire questo
personale nell’area non dirigenziale determina, a nostro avviso l’apertura di spazi,
soprattutto contrattuali, in grado di valorizzarne al meglio ruolo e specifiche
funzioni, anche, ed a maggior ragione, attraverso un sistema di partecipazione e
rappresentanza più forte e mirato di quello attuale.
Per quanto attiene, invece, all’istituzione dei ruoli direttivi speciali (sia
operativi, che amministrativi e informatici ed aeronaviganti) chiediamo che questi
vengano impostati tenendo conto dei percorsi formativi e di anzianità di servizio del
personale e che, per le posizioni apicali, abbiano le stesse declaratorie funzionali e
le stesse retribuzioni dei ruoli direttivi ordinari (sempre operativi, amministrativi e
informatici ed aeronaviganti); mentre invece il percorso di carriera dovrà
necessariamente tenere conto del titolo di studio, imprescindibile per la
prosecuzione nella vice dirigenza e dirigenza.
Riteniamo, quindi, che il ruolo direttivo speciale venga inteso, non come una
condizione straordinaria ad esaurimento, ma la naturale valorizzazione di un lungo
percorso lavorativo, mentre il ruolo direttivo ordinario, al quale si accede per
concorso pubblico o interno e con il requisito del possesso della laurea magistrale,
sia il momento iniziale di un percorso lavorativo che potrà sfociare nella dirigenza.
Chiediamo che venga, finalmente, data attuazione a quella “specificità”
legata alle nostre particolari condizioni di lavoro, contenuta nella Legge 183/10
che, fino ad oggi, si è rivelata soltanto un riconoscimento privo dei necessari
contenuti economici e previdenziali.
Esigiamo, pertanto, che vengano messi in campo tutti gli sforzi utili al
riconoscimento economico da corrispondere a tutto il personale del Corpo con
ulteriori risorse distribuite attraverso una parametrazione da effettuare in sede di
contrattazione decentrata nazionale.
Riteniamo inoltre necessario che vengano gettate le basi per la
trasformazione di alcune delle indennità accessorie in trattamento fisso e
continuativo che concorrerà, indipendentemente dalla presenza in servizio, a
formare il trattamento economico fondamentale.
Solo la valorizzazione delle varie professionalità e la giusta collocazione
nell’ambito dei vari settori può consentire di rivendicare una salario adeguato che
debba essere connesso al possesso dei requisiti professionali acquisiti e che vanno
esercitati nell’ambito dell’attività di servizio.
E’ necessario prevedere la possibilità attraverso concorsi straordinari specifici
e nel rispetto delle dotazioni organiche previste, che il personale adibito ad attività
diverse da quelle per cui è stato assunto o che ne faccia richiesta, possa transitare
in altro ruolo purché in possesso dei requisiti necessari.
Infine chiediamo un definitivo superamento di tutti i riferimenti legislativi che
sono in antitesi con lo sviluppo normativo e sociale, che mal si concilia con una
attività tecnica svolta da professionisti la cui continua formazione professionale ne
costituisce l’elemento fondamentale.
Tutto ciò attraverso la ripresa di un sistema di relazioni sindacali quale
riferimento fondamentale per una valorizzazione della contrattazione ed un
ridimensionamento degli interventi legislativi che in questi anni hanno ingessato
una organizzazione che mal si concilia con una eccessiva burocratizzazione tipica
di un modello che la CGIL non ha mai voluto.
Siamo perfettamente coscienti di essere in presenza di provvedimenti
legislativi e che, pertanto, gli stessi non fanno parte di alcun sistema di
partecipazione sindacale, ma siamo altrettanto convinti che soltanto con l’apporto
FP-CGIL – VIA LEOPOLDO SERRA N.31 – 00153 ROMA – TEL. 0658544 302/303 – FAX 0658544 323 – coordinamentovvf@fpcgil.it
dei rappresentanti delle lavoratrici e dei lavoratori del Corpo Nazionale sarà
possibile l’elaborazione di un impianto normativo che superi l’attuale ordinamento
e i danni che lo stesso ha prodotto.
In conclusione, riteniamo fondamentale venga adeguatamente riconsiderato
quanto sopra accennato, poiché, per quanto ci riguarda, è l’unico modo per
consentire al Corpo Nazionale di uscire dalle sabbie mobili in cui si è impantanato
in questi anni e di poter svolgere in modo migliore e più efficace i propri compiti
istituzionali al servizio della cittadinanza.
IDEE PER UNA PROPOSTA DI RINNOVO DEL CONTRATTO

Il rinnovo del Contratto di lavoro per il personale del Corpo Nazionale VV.F.
si colloca in un momento particolare, considerata la discussione in atto e relativa
alle proposte di riforma dei D.Lgs. 217/05 e 139/06.
Il rinnovo potrebbe subire una accelerazione soprattutto in conseguenza
all’accordo raggiunto sui comparti di contrattazione.
La Fp – CGIL ha manifestato durante tutta la discussione relativa alla riforma
che ha prodotto i suddetti dispositivi legislativi, la sua profonda contrarietà, riforma
che ha ricondotto i vigili del fuoco nel rapporto di lavoro di tipo pubblicistico ove
l’aspetto gerarchico mal si concilia con le necessità organizzative e funzionali
proprie del servizio dei Vigili del Fuoco che come è noto sono tecnici professionisti
del soccorso.
L’attuale sistema ordinamentale oggi, a dieci anni di distanza dalla sua
nascita, in maniera conclamata dimostra tutti i suoi limiti ed è percepita in maniera
del tutto negativa dal personale (non esclusi i suoi sostenitori) per la totale
mancanza di risposte alle tante aspettative, sia in termini di valorizzazione
economica e professionale, ma anche rispetto ad un adeguamento organizzativo
snello e burocratizzato, elementi essenziali per il funzionamento di una struttura
tecnica quale è quella dei Vigili del fuoco.
In un momento, come quello attuale, il rinnovo del contratto nazionale di
lavoro si presenta come una opportunità utile a recuperare e a gestire
adeguatamente le risorse economiche necessarie per il riconoscimento della
particolare attività dei Vigili del Fuoco oltre che ovviamente al recupero del potere
di acquisto dei salari.
E’ fondamentale il rapido rinnovo del C.C.N.L. al fine di rafforzare il ruolo
della contrattazione e quello delle rappresentanze sindacali, recuperando anche
tutte le materie che sono state sottratte al negoziato a causa della riforma del
rapporto di lavoro; in ragione di ciò dovranno essere confermati e rafforzati i due
livelli di contrattazione, e per quanto riguarda la contrattazione integrativa dovrà
essere previsto che i benefici economici da destinare ai lavoratori dovranno essere
coerenti soprattutto con la maggiore professionalità acquisita attraverso percorsi
strettamente legati, come accennato in premessa, ai processi formativi.
Il C.C.N.L., pertanto, deve essere lo strumento con il quale, la Fp CGIL VVF
intende mantenere, recuperare ed ampliare il sistema di diritti e tutele
precedentemente consolidato, quale elemento fondante della dignità dei lavoratori
e del valore intrinseco della loro prestazione esaltandone, nel contempo, attraverso
un modello organizzativo flessibile e fortemente decentrato, la valenza sociale del
servizio che erogano alla popolazione.
In tal senso occorre precisare che la specificità della categoria impone una
discussione appropriata affinché siano previste da parte del Governo risorse
adeguate sia per un recupero reale del potere di acquisto ma anche aggiuntive
per un riconoscimento della particolare specializzazione derivante anche dalla
professionalità propria della categoria che viene acquisita attraverso specifici
percorsi formativi e da una esperienza professionale che viene maturata in
particolar modo con lo svolgimento dell’attività di soccorso tecnico urgente e
dell’attività di protezione civile visto che per questa ultima, la legge conferisce al
Corpo Nazionale il ruolo di componente fondamentale.
Va aggiunto che il negoziato dovrà prevedere soprattutto il recupero di
quelle risorse economiche che, per effetto di norme di legge, vengono destinate in
modo esclusivo al Corpo Nazionale per lo svolgimento di particolari attività alle
quali sono preposti i vigili del fuoco per la garanzia del soccorso tecnico urgente.
Le suddette attività come noto, non sono in alcun modo paragonabili i
riconducibili ad alcuna altra attività nell’ambito della Pubblica Amministrazione.
La FP.CGIL ritiene, per quanto sopra, il servizio reso dai Vigili del Fuoco ai
cittadini un servizio di alta valenza sociale, tale da considerarlo come
fondamentale, sia sotto l’aspetto della sicurezza sociale che su quello della messa
in sicurezza del territorio, la salvaguardia della vita umana dei beni e del territorio.
Purtroppo i dispositivi normativi che oggi sono oggetto di modifica hanno
determinato una forte battuta di arresto di un percorso che, diversamente avrebbe
consentito di implementare una cultura di Protezione Civile riducendo
notevolmente la spesa per la collettività sia in termini economici ma soprattutto in
termini di vite umane.
Come già indicato da questo Coordinamento, in merito alla necessità di
apportare modifiche ai già richiamati dispositivi normativi, si ritiene necessario
considerare adeguatamente le varie situazioni che oggi vivono i lavoratori VV.F. sia
per quanto attiene gli accessi ai ruoli sia per quanto riguarda le varie decorrenze
previste per le uscite dal lavoro.
In tal senso la particolare attività determina una condizione di usura psichica
e fisica che deve imporre una diversa valutazione per gli istituti previdenziali e di
salvaguardia della salute che non possono essere esclusi da un confronto di tipo
negoziale.
Così come, altrettanto deve essere previsto per alcuni elementi retributivi che
oggi sono subordinate esclusivamente alla presenza e all’anzianità.
A tal proposito le risorse destinate al rinnovo contrattuale dovranno essere
composte anche da quelle dovute per la specificità di cui all’art. 19 della legge
183/2010.

INDENNITA’ DI RISCHIO
Le risorse che oggi sono destinate all’indennità di turno e di soccorso esterno
devono essere destinate ad un incremento dell’indennità di rischio (che deve essere
chiamata di funzione) che a sua volta deve avere una strutturazione diversa da
quella attuale.
Infatti oggi per la suddetta indennità sono previste delle maggiorazioni al
compimento dei 22 e 28 anni la cui connotazione si presenta come un
riconoscimento dell’anzianità di servizio.
Al riguardo non sfugge il fatto che tale metodologia sta trovando
gradualmente una ridotta platea di beneficiari considerata anche la diversa età di
accesso alla carriera professionale.
Una situazione che sicuramente andrà a peggiorare nel corso degli anni.
Per questi motivi le risorse previste per i suddetti incrementi economici,
potrebbero essere cumulate e distribuite con cadenza quinquennale previo un
adeguato incremento anche con le risorse già richiamate per la funzione svolta.
Questa soluzione (assegnazione di risorse per riconoscere il rischio)
consentirebbe di chiarire definitivamente che la specifica attività della categoria
non è riconosciuta per anzianità ma per quello che essa è.
Gli importi così destinati alla corresponsione dell’indennità di rischio,
implementati con le altre risorse, comprese quelle che oggi sono destinate
all’indennità di presenza, vanno assegnate a tutto il personale del Corpo
Nazionale e corrisposte per tredici mensilità.
In tal modo si determineranno benefici sia per quanto attiene la retribuzione
mensile sia per quanto attiene gli aspetti previdenziali.

INDENNITA’ LAVORO NOTTURNO E FESTIVO
Attualmente gli importi destinati alle suddette indennità risultano estremamente
inadeguati, pertanto proponiamo che siano raddoppiati.
FONDO PER LA CONTRATTAZIONE DECENTRATA
Deve essere previsto un incremento delle somme già individuate da utilizzarsi in
sede di contrattazione integrativa sia a livello centrale sia in sede periferica affinché
siano riconosciute alcune specificità nell’ambito dell’organizzazione del lavoro ma
anche nei singoli Comandi con una assegnazione mirata tenuto conto dei titoli,
funzioni e responsabilità assegnate con appositi provvedimenti dei referenti del
Corpo ai vari livelli.
Non può essere più disconosciuta l’esigenza di una destinazione mirata e
diversa di risorse per la gestione della formazione con una successiva destinazione
ai singoli comandi.
Occorre riprendere alcuni concetti più volte espressi dai lavoratori e che, pur
se riconosciuti importanti dall’Amministrazione, non sono mai stati recepiti dalla
controparte pubblica benché vi fosse la consapevolezza delle giuste motivazioni
rappresentate dal sindacato.
Introduzione delle posizioni organizzative riservate ai Capi Reparto
responsabili dei turni di Servizio e ai Capi Reparto responsabili dei distaccamenti
ad orario giornaliero prevedendo particolari competenze anche per i rapporti con
l’esterno.
Inoltre prevedere il riconoscimento per i responsabili dei vari settori esistenti
nei Comandi.

FORMAZIONE
La metodologia di gestione del mantenimento formativo, ovvero della
gestione della formazione ormai quotidianamente non viene più fatta e pertanto
anche gli aspetti connessi alla salute e sicurezza sul lavoro stanno subendo
particolari ripercussioni.
Infatti e’ ormai consolidata la consapevolezza che è di difficile realizzazione
la gestione dell’addestramento professionale nell’ambito dei turni di servizio sia per
effetto delle dotazioni organiche, che impongono un utilizzo del personale
prettamente mirato alle attività istituzionali, sia perché la gestione degli interventi
di soccorso non consente di riservare nell’ambito dell’ordinario orario di lavoro
fasce orarie da utilizzarsi per le varie esercitazioni.
In tal senso occorre avviare un ragionamento sulla gestione di un monte orario
da destinare esclusivamente all’addestramento professionale sia teorico che pratico
da sviluppare durante le giornate destinate al salto turno e di una durata tale da
consentire il raggiungimento degli obiettivi prefissati.
La suddetta metodologia non condizionerebbe l’ordinario servizio svolto nei
turni ordinari ma soprattutto consentirebbe di dedicare la massima attenzione allo
svolgimento dell’attività formativa che potrebbe anche essere effettuata con
interventi anche di tipo ispettivo presso le varie aziende al fine di incrementare
l’acquisizione di nozioni connesse alla prevenzione incendi utili all’attività di
soccorso tecnico urgente e alla sicurezza nei luoghi di lavoro.
Purtroppo la conseguenza di quanto evidenziato è anche riscontrabile dalla
limitata volontà di implementare le conoscenza soprattutto sulla materia della
prevenzione e si sta sempre registrando che l’attività formativa e esclusivamente
rivolta alle tematiche che sono limitate al mero svolgimento degli aspetti operativi
del servizio di soccorso che è solo una parte del servizio reso dai lavoratori del
Corpo Nazionale .

PROPOSTE PER I PASSAGGI DI QUALIFICA
Attualmente la classificazione del personale per le varie qualifiche presenta
una frammentazione che fondamentalmente appare mirata ad un ingessamento
delle funzioni che è in netta contrapposizione ad un dinamica gestione delle risorse
umane che è tipica dell’attività istituzionale.
Ma, peggio ancora con l’attuale metodologia viene ribadita la premialità
dell’anzianità a discapito della professionalità.
Al riguardo, posto che gli elementi fondanti dovranno essere definiti
necessariamente con il nuovo ordinamento, si devono prevedere 2/3 fasce
economiche per il personale vigile che saranno assegnate in base alla
partecipazione di un numero di corsi definito e con una anzianità di servizio
connessa al profilo.
Per il personale qualificato (C.R.- C.S.) non si esclude la previsione di un
unico profilo che possa prevedere l’istituzione di figure apicali a cui destinare
coloro che, abbiano effettuato particolari percorsi formativi tra i quali quelli
coerenti con la funzione di coordinamento dei servizi.
L’eventuale possesso anche di requisiti culturali (diploma) danno accesso al
profilo di Ispettore.
Il superamento di apposito corso di formazione consente l’abilitazione anche
allo svolgimento di attività di coordinamento dei presidi sul territorio oltre che
gestione presso gli stessi dell’attività di informazione e formazione (sportelli
decentrati e trasferimento delle norme di auto protezione).

ISTITUZIONE DEL RUOLO TECNICO LOGISTICO DI SUPPORTO
Non è più rinviabile l’istituzione di un ruolo tecnico logistico nel quale
ricollocare tutti quei colleghi vigili del fuoco che, per motivi di salute e fisici sono
riconosciuti parzialmente idonei ma abili al proficuo lavoro, in base all’Art. 134 del
217/05.
La contrattazione di secondo livello (a livello dipartimentale) dovrà
individuare in maniera omogenea per tutto il territorio nazionale le posizioni
organizzative dove, tramite l’acquisizione della documentazione del medico
Competente e possibile ricollocare il lavoratore anche in via temporanea in attesa
del recupero fisico che gli permette di ottenere la piena idoneità e il rientro ai
servizi attivi.
Il personale che transita a tale ruolo deve mantenere, il livello stipendiale,
comprese le indennità a carattere giornaliero e la possibilità di effettuare i passaggi
di qualifica.
Si può prevedere, per coloro che transitano in maniera definitiva, un
ripristino delle dotazioni organiche annuale equivalente al 70% dei passaggi nel
ruolo Tecnico, in considerazione che comunque questi possono svolgere compiti di
logistica oggi effettuati da personale idoneo.

REGOLAMENTAZIONE DELLA PAUSA (30’) DOPO LE 6 ORE.
La normativa europea, acquisita anche dal nostro paese oltre a definire
l’importanza di tale istituto per il benessere dei lavoratori rimanda la definizione
della regolamentazione ai contratti di lavoro.

Per quanto ci riguarda in considerazione anche della variegata tipologia di
personale ruoli ed orari, si propone la seguente proposta di regolamentazione.
Per il personale operativo, i Funzionari Tecnici e Direttivi, anche con orari di
lavoro assimilabili ai giornalieri, la fruizione della pausa è nella volontà del
lavoratore stesso il quale potrà richiederne volontariamente la fruizione nel rispetto
dell’organizzazione territoriale della propria sede di lavoro.
Per il personale Amministrativo-Contabile-Informatico che effettua orario di
lavoro sino alle 7,12 ore e contestualmente, rinuncia alla fruizione del buono
pasto, non vi è alcun obbligo alla pausa, l’effettuazione della stessa rimane nella
volontà del lavoratore che potrà richiederne volontariamente la fruizione, nel
rispetto dell’organizzazione territoriale della propria sede di lavoro.
Per il personale Amministrativo-Contabile-Informatico che effettua orario di
lavoro di 9,00 ore, l’effettuazione della pausa mensa non è rinunciabile, e quindi,
il rispetto e l’effettuazione della pausa è obbligatoria.
PREVIDENZA COMPLEMENTARE
La Legge 335/94 c.d. riforma delle pensioni ha determinato per i lavoratori
soggetti ad un regime speciale (nessuno escluso) alcune innovazioni relative al
sistema previdenziale prevedendo anche per questi l’introduzione del sistema di
calcolo di tipo contributivo.
Tale sistema ovviamente produce un abbattimento degli importi delle
pensioni.
A ciò va aggiunto che con le ultime modifiche introdotte al sistema
previdenziale i lavoratori che rientravano nel sistema puramente retributivo, a
decorrere già dal 2012, saranno assoggettati anch’essi al sistema misto che come
è noto era già previsto per coloro che al 1995 erano soggetti al sistema di calcolo
di tipo misto (fino al 1995 retributivo e dal 1-1-96 contributivo).
Inoltre si sta registrando un continuo innalzamento dell’età all’atto
dell’ingresso nel Corpo Nazionale la cui conseguenza imporrà per molti lavoratori
l’uscita per conseguimento della pensione di vecchiaia e con una situazione
contributiva – nella maggior parte dei casi – particolarmente critica.
Per questi motivi non è più procrastinabile l’istituzione della previdenza
integrativa anche per il personale del Corpo Nazionale.

Al riguardo si propone che oltre alla quota prevista per il datore di lavoro sia
determinato che la quota spettante ai lavoratori sia integrata con apposite risorse
stanziate dall’Opera Nazionale. (vedasi modello Ministero delle Finanze che è
chiamato fondo di previdenza).

SALVAGUARDIA DELLA SALUTE E DELLA SICUREZZA DEL PERSONALE
DEL CORPO NAZIONALE VIGILI DEL FUOCO
Cari Compagni,
è innegabile che dalla data della sua istituzione il Corpo Nazionale abbia subito
un profondo mutamento, sia in merito alle competenze affidategli dalle norme sia
in merito all’evoluzione delle modalità operative che hanno portato ad un forte
accrescimento professionale del personale, ampliando notevolmente il campo
operativo d’azione, imponendo allo stesso di acquisire sempre nuove
professionalità anche in ambiti estremamente complessi fino a qualche anno fa
quasi del tutto sconosciuti.
L’evoluzione tecnologica ha certamente contribuito a dettare il passo
“costringendo”, come già detto, il personale ad un accrescimento professionale
repentino non sempre purtroppo condotto e sviluppato adeguatamente sia sul
piano formativo che su quello normativo, lasciando spesso vuoti legislativi
pericolosi che hanno permesso in più occasioni all’Amministrazione di nascondersi,
sottacendo su talune delicatissime tematiche, che avrebbero potuto avuto un forte
impatto positivo in termini previdenziali ed economici sul personale Vigili del
Fuoco.
Se è vero quindi che i Vigili del Fuoco sono oggi maggiormente
professionali e dispongono di attrezzature senza dubbio più performanti e
all’avanguardia di quelle di qualche hanno fa, a tutto beneficio del servizio reso
alla collettività, lo stesso non si può certo sostenere per quanto riguarda la tutela e
la salvaguardia della salute e della sicurezza dei lavoratori Vigili del Fuoco che in
questi termini subiscono un ritardo ventennale.
Se poi paragoniamo la nostra realtà con quella del Nord Europa ci
accorgiamo come ancora arranchiamo a far decollare molte normative.
Tante norme, ma l’applicazione e la verifica delle stesse è assai lenta così, al
momento, non sì può dire che il lavoro del Vigile del Fuoco venga tutelato
adeguatamente e nella sua complessità.
Ciò è dovuto in parte anche ad un retaggio culturale duro a morire per cui
il pompiere è più eroe che lavoratore e pertanto essendo il rischio il suo mestiere le
conseguenze di questo sono tutto sommato accettabili.

Le frasi che illuminano i Comandi (Ubi dolor, ibi vigiles) sono diverse, ma
tutte inneggiano all’eroe, sottolineando così questa nobile qualità, ma l’eroe è
anche un lavoratore con tutti i sacri doveri ma anche con i sacri diritti.
Gli studi tuttavia ci costringono a stare con i piedi per terra visto che, da
ulteriori approfondimenti sviluppati a livello Europeo, seppur ancora in fase di
definizione, risulterebbe che l’aspettativa di vita pensionistica dei Vigili del Fuoco,
rispetto a tutti gli altri lavoratori, si riduce addirittura del 50%.
Da ciò deriva inevitabilmente che la tutela del lavoratore sotto l’aspetto
psico-fisico, la sicurezza negli ambienti di lavoro, abbinata alle procedure
operative assuma per tutti i Vigili del Fuoco un’importanza primaria.
Può forse qualcuno smentirci quando consideriamo il nostro lavoro come
uno tra quelli a più alto rischio sia per la particolare attività svolta che per la
salubrità dei luoghi di lavoro?
Eppure paradossalmente il nostro “mestiere” non è annoverato tra quelli
usuranti, tantomeno rientra tra quelli a rischio amianto tutelati dalla legge.
Ad oggi non è prevista la sorveglianza sanitaria per i lavoratori Vigili del
Fuoco fortemente esposti a contaminazioni di ogni genere, né tantomeno il
lavoratore che subisce un infortunio durante il suo turno di lavoro ha una copertura
assicurativa totale ed automatica che lo solleva dal dover affrontare di tasca
propria le spese per le cure necessarie al pieno recupero psico-fisico.
Che dire poi delle malattie professionali? Paradossalmente per i Vigili del
Fuoco non sono previste, cosa che ci sorprende notevolmente se prendiamo in
analisi alcuni elementi oggettivi e impattanti nell’arco di tutta la vita lavorativa sulla
salute dei Vigili del Fuoco: turni notturni; stress; esposizione e inalazione di
sostanze gassose che ripetutamente provocano accumulo, in particolare di
monossido di carbonio nel sangue, già oggetto di progetti di monitoraggio e
possibile causa di patologie correlate come cardiovasculopatie e neuropatie.
La cosa grave è che ad oggi non esistono dati oggettivi e soprattutto
aggregati in grado di dimostrare di quali patologie i Vigili del Fuoco si ammalano
con più frequenza, e quali infortuni subiscono maggiormente, tenendo conto che il
monitoraggio dovrebbe avvalersi sia degli infortuni così detti mancati che di quelli
in itinere.
Questi dati sarebbero necessari quale base per qualsiasi approfondimento,
divenendo lo strumento per intervenire opportunamente sulle cause che
determinano precise patologie o infortuni in termini di procedure, di utilizzo ed
acquisto dei DPI, di attrezzature, o automezzi.
L’altro tassello completamente mancante è la previsione di una adeguata
sorveglianza sanitaria da riservare ai lavoratori Vigili del Fuoco, sorveglianza che
sarebbe in grado di monitorare e rilevare eventuali evoluzioni patologiche
stabilendo anche in questo caso quali patologie i Vigili del Fuoco soffrono
maggiormente aprendo cosi la strada al riconoscimento delle malattie professionali
e di tutto ciò che questo comporta sotto il profilo previdenziale ed economico.
Oggi purtroppo non si è in grado di avere fruibili in maniera aggregata i
risultati dei controlli, che periodicamente il personale effettua per il rinnovo del
libretto sanitario, che seppur non completamente esaustivo, potrebbe dare
indicazioni interessanti sulle patologie maggiormente impattanti.
Vogliamo poi parlare degli aspetti psicologici relativi all’attività del Vigile del
Fuoco e di quanto poco ha fatto la nostra Amministrazione per tutelarli?
Spesso si osserva una vera e propria chiusura mentale nel voler affrontare
l’argomento, convinti che il Vigile del Fuoco contenga in sé, per il solo fatto di
essere un Vigile del Fuoco, tutte le capacità e potenzialità per affrontare in piena
solitudine o in squadra le difficoltà psicologiche che si incontrano affrontando
interventi o scenari di grande impatto emotivo.
Pur non potendo quindi affermare che tale argomento sia stato totalmente
trascurato, possiamo, senza tema di smentita, asserire che gli aspetti psicologici del
lavoro del Vigile del Fuoco non sono mai stati una priorità per la nostra
amministrazione, se non in occasione di particolari eventi affrontati però sempre in
maniera estemporanea, con un approccio non sempre uniforme e costante su tutto
il territorio.
Pur riconoscendo quindi l’impegno di alcuni componenti di questa
Amministrazione che hanno cercato di evidenziare la necessità di approfondire tale
delicato aspetto, non possiamo ritenere questo impegno come sufficiente e
soddisfacente.
Chi ha avuto esperienze o incontri, anche solo a livello europeo, con altri
corpi dei Vigili del Fuoco ha potuto certamente verificare la ventennale arretratezza
e la scarsa sensibilità in merito a questi temi, mentre potrebbero essere facilmente
fruibili svariate esperienze a livello europeo con cui confrontarsi per capire quale
sia il modello più efficace e applicabile al nostro tipo di organizzazione.

Ciò deriva principalmente dalla mancanza di una struttura sanitaria interna
all’Amministrazione sufficientemente adeguata e messa nelle condizioni di poter
affrontare in maniera compiuta le problematiche sopra esposte.
Struttura che purtroppo non è stata ritenuta priorità neanche nel più recente
riordino della struttura del CNVVF.
Siamo fortemente convinti che la presenza di un Ufficio centrale per la
sicurezza e salute dei lavoratori, con funzioni di raccordo, indirizzo, sostegno e
vigilanza per gli uffici decentrati e per i Comandi, sarebbe stata non solo
auspicabile ma fondamentale.
Questo aspetto è singolare se pensiamo che proprio il Corpo Nazionale che
dovrebbe avere come mission primaria la tutela e la salvaguardia delle persone e
che riveste ruoli fondamentali di vigilanza e sicurezza sui posti di lavoro sia cosi
disattento in casa propria.
Nello stesso contesto va sottolineato l’inadeguato sistema
previdenziale/infortunistico a cui i Vigili del Fuoco sono ancora oggi assoggettati.
In tal senso non va trascurata l’ipotesi dell’inserimento della categoria
all’interno della copertura INAIL tema ormai da troppo tempo dibattuto e sul quale
occorre fare una approfondita analisi per valutarne vantaggi e svantaggi rispetto
alla attuale modalità che prevede il solo riconoscimento della causa di servizio,
divenuta ad oggi del tutto inefficace.
Tutti noi conosciamo, anche se non in possesso, come già detto, di dati
ufficiali, l’alto numero di malattie e disfunzioni, che si manifestano prima o dopo la
cessazione dal servizio attivo, che però non vengono annoverate come dipendenti
da cause di servizio, o meglio considerate, come vorrebbe la logica, vere e proprie
malattie professionali che darebbero diritto come detto ad innumerevoli benefici
previdenziali ed economici.
Ciò detto ci pare vi sia una notevole incongruenza tra la consapevolezza di
un mestiere ad alto rischio con tutti i suoi annessi e connessi e la definizione e
considerazione di “tutela del lavoratore” che non si traduce in atti concreti.
Capitolo a parte, merita la questione amianto, poiché all’interno della
vigente normativa, non trovano e non possono trovare collocazione i Vigili del
Fuoco, in quanto lavoratori non esposti con continuità come richiesto dalla legge,
pertanto esclusi da ogni beneficio.

Tuttavia è oramai chiaro a tutti, e gli ultimi rapporti del RENAM (Registro
Nazionale Mesoteliomi) lo hanno confermato, che la problematica coinvolge
pienamente i lavoratori Vigili del Fuoco addirittura in taluni casi con rischi
maggiori, poiché spesso tale sostanza è “occultata” all’interno di materiali da
costruzione non sempre riconoscibili o perché lo scenario d’intervento quale può
essere un incendio, o un crollo che né modifica lo stato fisico trasformando la fibra
in polvere o vapori.
Proprio tali vapori, le ultime ricerche indicano come almeno 400 volte più
pericolosi e maggiormente penetranti anche a livello cutaneo.
Paradossalmente parlando però di “esposizioni di picco”, non si tiene conto
della Atipicità dell’attività del Vigile del Fuoco che non consente di parametrare
tempi e picchi di esposizione, poiché non previsto dalla normativa vigente.
Ai VVF pertanto non possono applicarsi le norme sul riconoscimento
all’esposizione seppur, in taluni casi, maggiormente esposti a rischi dovuti, a tempi
e quantità notevolmente fuori “range” e comunque a dosi costantemente assorbite
nel corso di tutto il periodo lavorativo.
Oggi paradossalmente, tale periodo e quindi tale esposizione viene
ulteriormente allungato dalle norme pensionistiche.
Anche su questa specifica vicenda l’amministrazione è stata assolutamente
latitante.
Se è vero che dal lontano 1992 anno in cui fu emanata la legge 257 che
bandiva l’utilizzo di tale materiale, è altrettanto vero che solo nel 2012 viene
emanata una prima POS (Procedura Operativa Standard) nazionale per gestire gli
interventi in presenza di amianto determinando un “vuoto” normativo che ha
esposto per 20 anni il personale a dei rischi i cui effetti non sono ancora
completamente definiti.
Il picco massimo di “mortalità” derivante dalla contaminazione da questa
fibra killer è atteso infatti tra il 2020 – 2025, dimenticando inoltre che
l’applicazione di tale procedura può ridurre il rischio all’esposizione ma non
annullarlo al di sotto di livelli accettabili.
Lo stesso vale per tutti i contaminanti a cui i Vigili del Fuoco sono
costantemente esposti, spesso inconsapevolmente.
Le sostanze esposte ad elevate temperature conseguenti all’incendio
determinano miscele o mutamenti chimici che provocano una contaminazione per
cui il solo utilizzo dei DPI in dotazione non garantisce con assoluta certezza la
protezione totale.
Anche in questo caso studi condotti a livello Europeo affermano che gli
indumenti esposti ad una contaminazione di fumi e vapori d’incendio rilasciano
nelle settimane successive più del 40% dei contaminanti assorbiti durante gli
interventi.
Questo problema risulterebbe affrontabile solamente attraverso la
predisposizione di una “filiera operativa”, da attivare in ogni singolo intervento, in
grado di prevedere una decontaminazione efficace, che immagini automezzi,
attrezzature e strutture logistiche pensate è costruite appositamente per questo
scopo, evitando così, che quelle sostanze nocive vengano trasportate attraverso gli
indumenti, le attrezzature, gli automezzi all’interno delle sedi di servizio o, peggio
ancora, nelle proprie abitazioni.
Un autentico miraggio nello scenario oggi presente nelle nostre realtà.
In questo contesto è evidente che il capitolo DPI automezzi e attrezzature
assuma un importanza rilevante per determinare un livello di sicurezza degli
operatori accettabile e non può e non deve essere contrapposto alla necessità,
oggi sempre più pressante del contenimento della spesa.
Occorre stare al passo con i tempi, con l’evoluzione della tecnica e gli studi
sulla ricerca che, in questo campo, sono in continua evoluzione.
Le risorse disponibili vanno investite oculatamente all’interno di progetti
definiti evitando sprechi come avvenuto anche in un recente passato.
Consideriamo inoltre che questo piccolo investimento oggi porterebbe
domani un risparmio di dieci volte tanto.
Già nell’arco di un decennio si apprezzerebbero ottimi risultati in termini di
spesa sanitaria ed impatto sociale.
Innegabilmente molto è stato fatto negli ultimi anni, anche grazie alle
sollecitazioni delle OO.SS, restano tuttavia “zone d’ombra” che andrebbero
rimosse a beneficio di una trasparenza che renda procedure e decisioni
pienamente comprensibili a coloro che dovranno affidare la propria sicurezza, la
propria salute, nonché la propria vita a questi dispositivi di protezione.
Rimane quindi spesso difficile comprendere i motivi che portano ad alcune
scelte in merito agli acquisti.

Questi sembrerebbero essere determinati non dai costi economici, quanto
piuttosto da una “pigrizia” procedurale che non vede sufficientemente coinvolti gli
utilizzatori finali.
Ciò è purtroppo condizionato anche dal fatto che il servizio di prevenzione e
protezione, sancito dal DL.vo 81/2008, non trova piena rispondenza all’interno
delle strutture VF poiché manca un elemento fondamentale di questa catena di
controllo ovvero l’ RLS.
Egli nel dettato della norma è l’interlocutore a cui i lavoratori debbono fare
riferimento per tutto ciò che attiene la salute e sicurezza, compresi i DPI, e a cui il
datore di lavoro è obbligato nei termini di legge a rispettare le sue prerogative.
Il venir meno di questo fondamentale tassello fa sì che la materia sia trattata
prevalentemente sotto il profilo “formale” con scarsissimi risultati pratici.
La vicenda relativa all’impossibilità di poter eleggere queste figure è oramai
ben nota, e spiace evidenziare che tale situazione, oltre a trovare latitante ancora
una volta l’Amministrazione, rilevi anche una certa “distrazione” di parte sindacale
che dal 2006 anno in cui venne ripubblicizzato il rapporto di lavoro dei VVF, con
annessa decadenza delle RSU, non ha saputo trovare adeguata soluzione.
Questa anomalia si manifesta ovviamente anche nell’attività di controllo e
verifica della salubrità e adeguatezza degli ambienti lavorativi che registra a livello
nazionale una situazione assolutamente disomogenea contrapponendo strutture
adeguatamente realizzate e organizzate a strutture invece fatiscenti, senza i minimi
requisiti di igiene e salubrità.
Possiamo pertanto affermare che anche nelle varie strutture dei Vigili del
Fuoco la sicurezza non sia sempre adeguata, anzi gli uffici, i computer, il tempo
che l’operatore spende davanti ai monitor spesso sono completamente trascurati
dall’Amministrazione.
Gli strumenti spesso non adeguati che obbligano a “posture innaturali”
provocano problemi cervicali e non solo.
Spesso a causa di mancanza di personale ed in assenza di un adeguato
riassetto organizzativo, gli operatori passano ore ed ore davanti al monitor per
poter portare a termine i propri carichi di lavoro e talvolta a danno della propria
salute fisica.
La vita nei posti di lavoro risente anche di uno stress diffuso causato
dall’isolamento che ogni singolo lavoratore vive, caricandosi spesso di plurime
responsabilità e raccogliendo pochissime soddisfazioni sia dal punto di vista etico
che economico.
Spesso negli ultimi tempi si creano forme di mobbing subdole, che lasciano i
lavoratori abbandonati a se stessi.
Le mense, così come anche gli alloggi, in alcuni casi sono vetusti e fatiscenti
e necessitano di una ristrutturazione in seno alle norme vigenti.
E’ evidente che resta molto da fare ed è auspicabile che le nostre sedi siano
completamente messe a norma, non fosse altro per il fatto che non può essere che
il controllore sia più arretrato del controllato.
Ma se è scontato considerare le sedi di servizio un “luogo sicuro”, poiché è
possibile e doveroso attuare tutte le misure necessarie perché gli ambienti, le
procedure, rispondano alle norme, garantendo la massima tutela del lavoratore,
la cosa si complica quando il Vigile del Fuoco, per la specificità del proprio lavoro,
si trova ad operare negli scenari incidentali grandi o piccoli che siano.
E’ in quei luoghi, che avvalendosi di tutte le capacità tecniche degli
operatori, è necessario calare la norma modellandola alla specificità del caso.
In questi ambiti, come evidenziato anche nello stesso D.Lgs. 81 art.3
comma2, “l’applicazione della legislazione in materia di salute e sicurezza sul
lavoro si applica tenendo conto delle effettive particolari esigenze connesse al
servizio espletato o alle peculiarità organizzative”, un passaggio questo
estremamente delicato poiché lascia spazio ad interpretazioni “pericolose”.
A tale proposito è in fase di emanazione un Decreto, già previsto nel dettato
del D.Lgs. 81, che norma questo particolare aspetto, Decreto che ha già iniziato il
proprio iter legislativo, seppur con il parere negativo della nostra Organizzazione e
l’assenso viceversa dell’Amministrazione VVF, che racchiude al proprio interno una
serie di deroghe che, se approvate senza ulteriori modifiche, renderà l’impianto
normativo del D.L.gs. 81 quasi del tutto inapplicabile per il settore operativo dei
Vigili del Fuoco.
Se da un lato quindi è evidente che, in alcuni scenari operativi, non sempre è
completamente applicabile la norma, poiché i contesti cambiano da un intervento
all’altro, è altrettanto evidente che, tale inapplicabilità, va colmata con la messa in
atto di procedure operative, utilizzo e acquisto di attrezzature e DPI in grado di
aumentare e garantire comunque la massima sicurezza degli operatori.

Questa “incertezza interpretativa” tuttavia spinge spesso l’Amministrazione
ad assumere iniziative che espongono oltremodo i lavoratori VVF a rischi
ingiustificabili.
Ne sono un esempio recente i cantieri post sisma dell’Aquila e dell’Emilia a
cui i Vigili del Fuoco hanno partecipato negli ultimi anni in virtù di accordi e
convenzioni con Enti quali, il Ministero dei Beni Culturali e Ambientali, che hanno
evidenziato una serie infinita di anomalie poiché in quei luoghi e in quei contesti il
personale ha operato con le stesse modalità di un intervento tecnico urgente,
mentre la circostanza e la tempistica avrebbero permesso una puntuale
pianificazione dei cantieri e una totale applicazione delle norme, evitando così di
esporre il personale VVF a inutili rischi.
Laddove quindi non è possibile la piena applicazione della norma per i
motivi già evidenziati, abbiamo già citato la necessità di mettere in campo
procedure e strumenti adeguati, ma l’ulteriore tassello che potrebbe fare veramente
la differenza è la formazione e piena consapevolezza del personale di quelli che
sono i rischi a cui potrebbe essere esposto.
Anche in questo campo negli ultimi venti anni è stato fatto molto, ma
purtroppo, come spesso accade quando si “rincorrono” le necessità, la confusione
e l’improvvisazione prendono il sopravvento.
Come detto in premessa, la necessità di far fronte a nuove esigenze ha
spinto il personale ad acquisire nuove competenze molto spesso in maniera
disordinata.
La molteplicità e la complessità di queste competenze di cui ogni lavoratore
è stato suo malgrado investito, sta creando non poche difficoltà poiché il singolo
lavoratore fatica a mantenere attive e fruibili le abilità e le conoscenze acquisite
con gli innumerevoli corsi svolti.
Dal canto suo l’Amministrazione investe pochissimo su questo fondamentale
settore ed il personale per autotutelarsi è costretto a svolgere le attività di
mantenimento e retraining utilizzando il proprio tempo libero.
Inoltre continua tutt’oggi una formazione del personale spesso sconnessa
dalle reali esigenze e senza una chiara visione d’insieme che lascia spesso spazio
ad iniziative quasi personali senza un chiaro obiettivo.
Sul piano infine della formazione e informazione in tema di sicurezza e tutela
dei lavoratori, complice anche la quasi totale mancanza degli RLS, pochissimo è
stato fatto, limitando cosi una evoluzione culturale, capace di rendere gli operatori
del soccorso per eccellenza, quali sono i Vigili del Fuoco, pienamente consapevoli
ed in grado di affrontare i rischi di un mestiere complicatissimo e difficilissimo con i
giusti strumenti.
Forzosamente, ma forse non troppo, rispetto ai temi sopra trattati vale la
pena anche segnalare la mancanza di una adeguata copertura Assicurativa che
preveda una tutela legale, per danni a terzi qualora il dipendente sia citato a
rispondere in giudizio per danni arrecati nello svolgimento delle sue funzioni, con
particolare riguardo alle mansioni di autista ed al ruolo di Capo Squadra.
Questo tema parrebbe non riguardare la tutela psico-fisica del Vigile del
Fuoco, ma noi conosciamo le sofferenze psichiche e fisiche che il personale patisce
quando si trova coinvolto in questi incresciosi e complicati eventi.
La complessità quindi di un mestiere estremamente delicato e non
assoggettabile a nessun altro campo lavorativo, impone una profonda ed attenta
riflessione su quelle che devono essere le scelte future e gli strumenti che si
intendono utilizzare per poter risolvere o, quantomeno, iniziare a dare risposte alle
complicate e molteplici problematiche espresse.
E’ fin troppo evidente che un ambito lavorativo così specifico e complesso
non può essere gestito con i consueti strumenti, poiché risulta difficilmente
assimilabile ad altre categorie di lavoratori pubblici.
Tale considerazione ci porta quindi a sostenere che anche la nostra
Organizzazione debba più adeguatamente strutturarsi per rappresentare al meglio
le esigenze ed i bisogni del comparto Vigili del Fuoco, che, oltre a subire le stesse
penalizzazioni contrattuali e previdenziali di tutti i dipendenti pubblici, fatica a
veder adeguatamente rappresentate e sostenute le proprie specificità, tanto più
oggi che, dopo una riforma scellerata, sono ritornati ad un sistema contrattuale di
diritto pubblico che ha cancellato anni di conquiste e prerogative sindacali
rendendo vuoto il concetto di contrattazione.
È quindi fin troppo evidente che per affrontare le problematiche sopra
elencate si debba mettere in campo una serie di iniziative rivendicative specifiche
che possano finalmente riconoscere ad una categoria così fortemente esposta ai
rischi e all’usura fisica i benefici oggi inapplicabili ai Vigili del Fuoco.

È chiaro che un percorso così complesso e importante necessiti del pieno e
convinto coinvolgimento di tutti i massimi livelli della nostra Organizzazione, siano
essi di categoria che confederali.
Un coinvolgimento che oltre a richiamare l’Amministrazione ai propri
obblighi, deve fortemente stimolare, nelle sedi opportune, momenti di discussione
ed approfondimento della materia, per giungere finalmente ad una elaborazione
legislativa atta a tutelarla la specificità lavorativa ed operativa del Comparto dei
Vigili del Fuoco.

PROSELITISMO E TESSERAMENTO
Come Organizzazione di rappresentanza dei VVF, siamo stati e siamo
impegnati su più questioni, dalle iniziative tese a produrre innovazione legislativa
soprattutto per i compiti del Corpo Nazionale, previsti nel D.lgs 139/06, e
l’impianto dell’ordinamento professionale, previsto nel D.lgs 217/05, snellendone
l’articolato, alla unificazione del vertice del Corpo – affidandolo ad un Dirigente
proveniente dalla carriera tecnica, dal rilancio delle vertenze per conquistare
adeguate condizioni di salute e sicurezza, alla mobilitazione per il rinnovo del
contratto nazionale.
Il nostro obiettivo strategico rimane quello della delegificazione del rapporto
di lavoro dei Vigili del Fuoco che deve essere riaffidato al tavolo negoziale, e
quindi alla piena contrattazione, intervenendo concretamente su tutte le materie
che incidono sulle attività del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco e sui suoi
lavoratori.
Mantenere questo obiettivo impone la dovuta attenzione alla faticosa
conquista di tappe di avvicinamento, prima fra tutte una progressiva
delegificazione dell’organizzazione e dello status dei VVF.
Abbiamo scelto, per il bene dei lavoratori del comparto dei Vigili del Fuoco,
di percorrere un tratto di strada con le altre OO.SS. confederali al fine di
condividere una proposta unitaria per i pochi punti che più ci avvicinano quali, ad
esempio, la diminuzione delle qualifiche, la semplificazione legislativa, relazioni
sindacali più incisive del sentito e il riconoscimento economico legato alle nostre
particolari condizioni di lavoro, la “specificità”.
Proprio su questo ultimo punto tante sono le diversità che ci
contraddistinguono dagli altri. Se specificità può significare per alcuni il “solo”
riconoscimento economico, questo alla Cgil non può bastare. Infatti, la specificità
per quanto ci riguarda va riconosciuta al personale perché le caratteristiche del
nostro lavoro, le malattie professionali, il disagio di un lavoro inspiegabilmente non
riconosciuto usurante, i turni e l’orario di lavoro devono essere specificità assoluta
e unica e un riconoscimento previdenziale adeguato al nostro percorso lavorativo
non può che prescindere da tutto questo.
La Fp Cgil VVF rivendica queste risorse nel contratto e lega il fondo di
specificità, in discussione nella modifica del D.lgs 217/05, agli articoli contrattuali
che ne connotano il riconoscimento ai Vigili del Fuoco e alla negoziazione.
In un quadro così delicato dell’unita sindacale delle OO.SS. nei Vigili del
Fuoco, si inserisce la vertenza e le mobilitazioni unitarie delle OO.SS. Confederali
unitarie, CGIL CISL UIL, sono attualmente impegnate con scioperi e iniziative
regionali a favore dei rinnovi contrattuali del Pubblico Impiego.
Questo percorso, viene pienamente condiviso dalla Fp Cgil di categoria
Vigili del Fuoco mentre le altre OO.SS. confermano una loro difficoltà a tenere una
condotta lineare.
Per intraprendere con proficuità un percorso legato al proselitismo della
nostra categoria ci impegniamo in una necessaria analisi del passato attenta e
rigorosa, e una proposta coerente ed innovativa per definire le politiche future da
rivendicare.
Il processo di pubblicizzazione del Corpo iniziato nel 2004 ha fortemente
penalizzato la categoria e drasticamente sminuito il ruolo del sindacato ovvero di
un’adeguata rappresentanza di interessi esercitati nel reciproco riconoscimento
delle parti contrapposte e in una dinamica del soddisfacimento migliore possibile
dei propri interessi.
L’attacco al sindacato, in particolare alla Cgil, tuttora in corso, da parte del
Governo Renzi e della maggioranza del PD, completa il quadro delle difficoltà che
riscontriamo anche in termini di relazioni con la politica.
Alla luce di quanto avvenuto in questi anni, il trend negativo legato al
tesseramento, inesorabilmente a ribasso per quanto ci riguarda dall’anno 2000, ci
obbliga ad un analisi legata alle motivazioni e ad una politica di vero e proprio
rilancio del proselitismo.
Infatti, se è vero che la Legge 252/04 e i successivi decreti legislativi 217/05
e 139/06 hanno praticamente ingessato l’intero impianto del Dipartimento e lo
sviluppo dell’intera categoria, la nostra difficoltà è stata quella di non evidenziarne
le criticità per coglierne così i risultati auspicati.
Il lavoro di contrapposizione, magistrale da un punto di vista dell’impegno
profuso, non ha avuto seguito con un altrettanto impegno delle strutture territoriali
e dei quadri sindacali.
Proprio quando sono emersi i primi problemi di inapplicabilità delle norme,
come ad esempio i passaggi di qualifica a C.S. e C.R., il ritardo del concorso ad
ispettori, il regolamento sulla disciplina ancora in fase di emanazione ma
soprattutto le gravi ripercussioni sulla gestione del Corpo Nazionale, che ha
bisogno di una struttura organizzativa duttile ed idonea a governarne le funzioni
orientate alla gestione del soccorso e dell’emergenza, non abbiamo raccolto i
giusti risultati in termini di rappresentatività.
La rilevazione della rappresentatività al 31 dicembre 2015, ci vede arretrare
dal secondo posto al terzo, con la UilPa VVF che ci ha raggiunto e superato,
facendo delle Scuole Centrali Antincendi il suo punto di forza per il tesseramento.
La presenza costante di un presidio di rappresentanza della Fp Cgil VVF
presso le strutture centrali della Direzione Centrale di Formazione, nei Poli Didattici
compresi, deve trovare soluzione immediatamente proprio per intercettare i bisogni
e gli interessi dei Vigili del Fuoco neo assunti.
Le criticità emerse alle Scuole Centrali Antincendio, devono essere affrontate
e risolte e non possono farci abdicare rispetto all’ambizione di rappresentare tanti
lavoratori promuovendo i nostri principi e le nostre politiche sindacali, adottando
approcci diversi e qualitativamente alti, disdegnando come sempre ogni tipo di
coercizione e minaccia come purtroppo avviene da parte di rappresentanti di altre
organizzazioni sindacali.
Bisognerà quindi investire maggiori risorse, soprattutto umane e garantire
una maggiore presenza in tutte le strutture della DCF incentivando, se necessario, i
territori vicini al centro, o quelli virtuosi e più partecipi che potrebbero mettere a
disposizione le nostre migliori risorse umane in termini di capacità di
rappresentanza e proselitismo. Inoltre, sarà importante individuare forme diverse
di approccio con i neo assunti, anche attraverso questionari prettamente di
rilevazione statistica da sottoporre agli allievi corsisti per capire le loro necessità,
agevolandoli se del caso con alcuni servizi quali ad esempio il CAAF, i servizi di
patronato, legali, ecc.
E’ arrivato quindi il momento di dare il segnale di svolta, segnale che dovrà
necessariamente arrivare in maniera sinergica dal centro e dal territorio,
simultaneamente.
Dopo la riorganizzazione al centro nazionale, investire sulle strutture
regionali e provinciali è diventato prioritario. Le strutture periferiche, forti delle
esperienze legate al proprio territorio e consapevoli delle esigenze sollecitate dal
personale nei diversi Comandi, dovranno pertanto interagire concretamente con il
Centro Nazionale collaborando all’elaborazione dei documenti politici,
sostenendone i contenuti nonché le strategie condivise, in maniera tempestiva e
capillare.
Creare e rafforzare una rete di collegamento attraverso l’uso dei Social
Network come Facebook, Twitter o WhatsApp, è una esigenza imprescindibile in
questo millennio. Coinvolgere in tempo reale le lavoratrici e i lavoratori iscritti con
l’obiettivo di intercettare anche quelli non iscritti, valorizzando l’informazione che
quotidianamente, attraverso il sito nazionale e la pagina Facebook, il Centro
Nazionale propone.
L’informazione dovrà essere precisa, rispondente alle necessità collettive e
immediata ma comunque sempre in linea con gli obiettivi e le politiche
dell’organizzazione. Il concetto che una notizia/informazione sia in ritardo, nell’era
della comunicazione, perde il suo significato con il rischio di essere vecchia e
superata in poche ore se non addirittura minuti.
Per provare a fare ciò, come appunto sottolineato all’inizio, c’è la necessità di
avere a disposizione risorse economiche, materiale e supporti e che, cosa ancor
più necessaria, l’intera struttura politica dei quadri e delegati, si ponga il
raggiungimento degli obiettivi in maniera forte e determinata.
Le attività territoriali dovranno essere svolte quotidianamente, evitando i
buchi legati all’orario di lavoro turnista, cosa che ha anch’essa contribuito alla
perdita di consenso.
La Fp dovrà prendersi carico dell’impegno economico ma, per poter
accettare e condividere tale scelta, il Coordinamento Nazionale dovrà essere
capace di proporre un progetto concreto che rilanci realmente il proselitismo e il
tesseramento, che abbia l’obiettivo di aumentare gli iscritti nelle Città metropolitane
e nelle Capitali e che possa rilanciare le nostre politiche.
I dati contenuti nella rilevazione della rappresentatività al 31/12/2015
dimostrano tutte le nostre difficoltà nel coinvolgere le lavoratrici ed i lavoratori, in
particolare nelle città metropolitane, sulle politiche proposte che nel merito ci
hanno sempre dato ragione ma che, inaspettatamente, non hanno raccolto i
consensi attraverso l’affiliazione alla Cgil.
Successivamente ai corsi di formazione organizzati dalla Fp nel 2008/2009
la categoria dei Vigili del Fuoco deve porsi nuovi obbiettivi per lo sviluppo e il
rilancio della categoria attraverso una nuova stagione formativa.
Occorre predisporre un nuovo progetto di formazione diffuso e con obbiettivi
certi e misurabili.
Il processo formativo da attivare, soprattutto in questo momento politico di
grandi contrapposizioni sindacali in materia di contratti, previdenza e welfare,
consentirebbe alla categoria di individuare e reinsediare nuovi quadri sindacali allo
scopro di rinnovare gli organismi politici e in alcuni casi, e di crearne di nuovi,
nelle sedi di sevizio con maggiore criticità.
Sono molte le sfide da affrontare per la nostra Cgil, quali la diffusione della
carta dei diritti dei lavoratori con la campagna di informazione partita su tutti i
posti di lavoro ed in tutte le categorie pubbliche e private, con l’obiettivo della
raccolta delle firme partito il 9 aprile u.s. per proporre un referendum democratico.
Tutti i lavoratori devono essere integrati in queste legittima mobilitazione e
per farlo occorre trovare la massima partecipazione e adesione anche all’interno
della categoria dei Vigili del Fuoco e la formazione potrà esserne promotrice e
linfa.
PROGETTO
Gli obiettivi da raggiungere sono chiari, tra questi primeggia quello di
ritornare seconda organizzazione di categoria entro la prossima rilevazione dei
dati, dicembre 2018.
Riaffermare fortemente la nostra politica le nostre rivendicazioni a partire dal
riappropriarci dei principi democratici civili, solidali e a tutela del cittadino e del
territorio, sarà il nostro punto di forza.
La necessità di tornare ad un sistema contrattuale di tipo pattizzio suonerà
come il totem della nostra politica.
Il rafforzamento dell’insediamento frutto di un processo formativo mirato e
qualitativamente alto ci consentirà il vero salto di qualità.
Partirà un potenziamento delle strutture della Formazione, SCA, Poli ecc.
consentendoci migliorare l’insediamento e il lavoro svolto in questi ultimi anni e
raccogliere maggiori adesioni tra le nuove leve del 79° corso, in vista della
rappresentatività del 31/12/2018.
L’attività formativa, in continuità con la strategia di insediamento, si fissa
l’obiettivo di formare almeno 250 unità distribuite sul territorio. Prioritariamente, in
5 mesi del 2016 (giugno, settembre ottobre, novembre e dicembre ), verrà data
precedenza alle regioni del Nord. La distribuzione, Lombardia su Milano il
Piemonte e Liguria su Torino il Veneto e Friuli su Padova, ci consentono la
creazione di aule composte da 25/30 unità senza procurare troppe difficoltà ai
partecipanti in termini di spostamento. I corsi di formazione avranno caratteristica
residenziale della durata di 10 giorni, suddivisa in 5 moduli da un giorno e mezzo
o al massimo due ciascuno. L’arrivo dei discenti sarà quindi previsto nella mattinata
del primo giorno e la partenza prevista nel tardo pomeriggio del secondo. I costi
per il trasferimento dei discenti, il pernottamento in pensione completa per l’intera
durata dell’attività formativa, saranno a carico delle strutture territoriali. Ogni
singolo Comando dovrà mettere a disposizione, tra nuove e vecchie leve, almeno
3/5 unità. I coordinatori regionali saranno chiamati a partecipare attivamente
all’intero pacchetto formativo garantendo quindi la propria presenza. Le altre
regioni verranno coinvolte immediatamente dopo con le medesime modalità sopra
descritte.
Nel mentre le regioni in attesa dell’avvio della fase formativa, verranno
coinvolte attraverso l’impegno della struttura nazionale che, attraverso assemblee e
coordinamenti, rilancerà le politiche attualmente in fase di discussione.
Inoltre, le strutture territoriali non possono farsi fuggire il prossimo bando di
un concorso a Vigile del fuoco. Questo dovrà vederci promotori attraverso la
promozione di attività propedeutica indirizzata alla preparazione delle selezioni
concorsuali, come ad esempio la prova ginnica/natatoria o quella a quiz.
I futuri aspiranti potranno quindi avvicinarsi all’organizzazione tenendola in
considerazione, attraverso la propria adesione, non appena richiamati a
partecipare presso le strutture della DCF al corso di formazione.
La pubblicazione di un opuscolo informativo da distribuire ai discenti
potrebbe essere un altro strumento da assumere per sensibilizzare l’allievo ad
iscriversi.
Importante infine dare risposteimmediate al personale in termini di servizi
riguardo le leggi speciali, la previdenza ecc. anche attraverso l’apertura della
segreteria presso gli uffici del Ministero dislocati in Via Cavour 5.
A tal fine, si è provveduto a riattivare le due linee telefoniche, quella interno
e quella esterna, e proprio quest’anno sarà possibile, salvo prenotazione, avvalersi
dei di CAFF Cgil per la compilazione dei modelli 730.
L’ufficio dovrà collaborare a stretto contatto con la struttura Nazionale e
dovrà essere il riferimento dei soli coordinatori regionali per quanto riguarda le
tante richieste da parte degli iscritti e /o simpatizzanti.
NOI, DONNE VIGILI DEL FUOCO
VFQ SIMONA POGNANT
La scorsa settimana stavo ragionando, a latere dell’organizzazione di
questa assemblea, con alcuni compagni di una questione che mi sta
particolarmente a cuore e, forse proprio per questo, mi hanno chiesto di intervenire
oggi.
Ho raccolto l’invito e sono qui a ragionare con voi di un argomento che a
livello di numeri potremmo definire irrilevante, ma che da un punto di vista umano
e di dignità non lo è affatto: le donne che hanno scelto di diventare vigili del
fuoco.
In tutta Italia siamo poco più di 100. 100 su 26.000 un dato che
statisticamente non conta molto, per non dire niente, stiamo parlando dello 0.38%.
Però qui fortunatamente non stiamo facendo esercizi di statistica, stiamo
ragionando di persone.
Sappiamo tutti le difficoltà con cui, in ambito lavorativo, le donne devono
confrontarsi: retribuzioni più basse a parità di qualifica, difficoltà maggiori, spesso
insormontabili, per raggiungere i livelli degli uomini pur avendo lo stesso titolo di
studio, le competenze e a volte, non neghiamolo, capacità maggiori.
Bene, riportiamo tutto questo ad un lavoro che, nell’immaginario collettivo,
è prettamente maschile.
Il Corpo Nazionale ci ha aperto le porte nel 1997 e, dopo vent’anni,
ancora qualcuno si stupisce di vedere una donna indossare la nostra divisa.
Ho partecipato al salone del libro di Torino, avevamo uno stand, almeno
15 persone mi hanno detto: “non sapevo che nei vigili del fuoco ci fossero anche
le donne”, “perché non ci dovrebbero essere?” avrei voluto rispondere, poi, come
spesso accade, ho preferito una risposta più diplomatica.
Ogni giorno, quando prendiamo servizio, dobbiamo lottare contro
qualcosa e non parlo degli incendi, delle alluvioni, dei soccorsi, parlo di cose che
possono sembrare banali ma che non lo sono, perché dimostrano la scarsa
attenzione che c’è nei nostri confronti: dalle divise che non ci sono mai, a meno
che tu non la prenda 4 taglie più grandi, alle sedi di servizio nelle quali non
possiamo lavorare perché non ci sono i bagni o le camere per accoglierci.
Quando sono entrata 8 anni fa, al corso d’ingresso mi è stato consegnato
il costume per il corso di nuoto: una 54 da uomo.
Ho fatto un corso stanziale di una settimana ed ho dovuto dormire in una
stanza adibita a magazzino.
Avrei potuto dire di no, ma avrei perso quell’opportunità.
Un’opportunità per la quale avevo lavorato sodo.
Se vogliamo non essere ipocriti ed io non lo voglio essere non possiamo
non accorgerci di alcuni atteggiamenti maschilisti che fanno fatica a morire.
Sapete come ci si sente quando i colleghi che ti vedono salire sul mezzo
dicono a voce alta perché tu possa sentire: “oggi abbiamo un uomo in meno in
partenza”?
Non credo che lo si possa comprendere fino in fondo a meno che non lo si
viva.
E’ vero c’è un uomo in meno in partenza ma c’è una donna in più che
lavora quanto gli uomini, che sbaglia quanto loro, che si emoziona, che si
arrabbia e che spesso si sente sola.
Una donna che però fa comodo in determinati contesti: per esempio se
dobbiamo prestare soccorso ad una persona anziana o quando ci si deve infilare
in un cunicolo troppo stretto per altri.
Mi capita di insegnare nuoto al corso degli allievi vigili del fuoco: “sapete
come mi chiamano i ragazzi? Signora”!
Sfido chiunque di voi a presentarsi sul bordo vasca e ad essere chiamato
signore! Male che vada verrà chiamato capo.
Qualche giorno fa ho lanciato una sfida ad un allievo: vediamo chi ci
mette di meno a montare la scala italiana.
Mi ha guardata incredulo chiedendomi: “perché anche tu monti la scala
italiana”?
Attenzione io non sto dicendo che siamo uguali, non intendo
assolutamente conformare la donna al modello maschile, modello che spesso
viene confuso con l’uguaglianza e che spaccia per universali qualità o proprietà
particolari, quelle maschili. Io rivendico con forza le differenze, abbiamo approcci
diversi, modi di pensare differenti, una prestanza fisica che non è paragonabile,
ma proprio per questo siamo complementari e se volessimo davvero ragionare in
termini di squadra, concetto a noi molto caro, dovremmo valorizzarla questa
complementarietà e farla crescere a nostro vantaggio.
Se riuscissimo a farlo senza preconcetti allora si capirebbe che quell’uomo
in meno è un valore aggiunto.
Quelli che invece devono essere uguali sono la dignità, le opportunità ed i
diritti e credo di non dover aggiungere altro su questo punto.
Perché vi dico tutto questo?
Perché vi racconto qualche pezzetto della mia vita?
Perché credo che questo sindacato e sottolineo con forza questo e non
altri, per la sua storia, per i suoi valori di fondo, per il suo essere, da sempre, il
sindacato di tutti i lavoratori non possa ignorare le difficoltà che una donna vive
ogni giorno cercando di essere un buon vigile del fuoco.
Che cosa mi aspetto?
Che la CGIL, in modo aperto, sia al nostro fianco, che sia un punto di
riferimento quando abbiamo bisogno di far valere i nostri diritti e che ci supporti
quando la nostra dignità viene calpestata.
Giovanni Falcone ha detto: “chi tace e chi piega la testa muore ogni volta
che lo fa, chi parla e chi cammina a testa alta muore una volta sola”.
Oggi ho parlato e da quando sono entrata nel Corpo Nazionale cammino
a testa alta, e sono sicura che da domani, potrò farlo insieme a voi.

 

In allegato trovate tutta la documentazione relativa ai lavori dell’Assemblea.


 

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