LA PIANIFICAZIONE E IL RISCHIO DELLE EMERGENZE NUCLEARI

Il ruolo del Corpo Nazionale VV.F. deputato a svolgere il servizio tecnico e di soccorso in caso di incidenti che coinvolgono sostanze radioattive. Dott. Ing. Dario D’Ambrosio – Comandante Provinciale VV.F. Milano Ai sensi della Legge 13 maggio 1961 n. 469 al Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco competono, tra l’altro, anche i servizi tecnici e di soccorso per la tutela della incolumità delle persone e la preservazione dei beni dai pericoli derivanti dall’impiego dell’energia nucleare. Il Decreto Legislativo 17 marzo 1993 n. 230, ad integrazione e modifiche di precedenti normative, ed il D.M. 16/2/82, prevedono il coinvolgimento dei Comandi provinciali dei Vigili del Fuoco in occasione di trasporti di sostanze radioattive, di autorizzazioni all’impiego di apparecchiature a sorgenti radioattive, di operazioni di ricerca di sostanze radioattive smarrite, di situazioni eccezionali di rischio per rilasci radioattivi, di predisposizione di piani di emergenza nucleare esterna. In quest’ultimo caso il Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco esplica compiti di segreteria e coordinamento dei lavori. Questa premessa evidenzia l’elevato grado di coinvolgimento del Corpo Nazionale VV.F. nei riguardi dell’impiego delle sostanze radioattive e delle relative situazioni di emergenza. L’esperienza quasi ventennale acquisita in questo settore di rischio, conduce a sostenere che nel nostro Paese quando si affronta il tema “Rischio radioattivo” si tenda ad identificarlo per lo più, con quello connesso alla presenza sul nostro territorio nazionale di centrali nucleari. Viceversa, situazioni di emergenza con emissione, su zone più o meno vaste, di sostanze radioattive, possono avere varie provenienze. A circa 11 anni dall’incidente della Centrale Nucleare di Chernobyl, è tuttavia necessario tenere presente l’esistenza di numerose Centrali Nucleari fuori dai confini del nostro paese ad occidente, a settentrione, ad oriente. Al riguardo sarebbe opportuno fare attente riflessioni sulla età di alcuni impianti, sulla tecnologia di altri, nonché su talune procedure di esercizio e manutenzione. Non sono poi da trascurare le situazioni socio politiche in cui versano alcuni paesi che potrebbero, sia pur indirettamente, determinare situazioni di emergenza connesse all’uso pacifico, e non, dell’energia nucleare. Nel nostro territorio nazionale esistono ancora talune Centrali Nucleari, tra cui Caorso, che, seppure ancora contenenti combustibile irraggiato, si trovano in stato di “arresto freddo”, ossia non funzionanti. Per tali impianti sono tuttora in vigore appositi piani di emergenza interni ed esterni. Esiste anche il problema dei trasporti di sostanze radioattive su ruota e rotaie e quello dei materiali contaminati, sopratutto ferrosi, che talvolta varcano le nostre frontiere. Ecco, quindi, che l’attenzione, per quanto concerne la predisposizione dei piani di emergenza nucleare, dovrebbe essere rivolta anche alle altre possibili situazioni di pericolo. A tale proposito per ogni tipo di evento incidentale devono essere ipotizzati scenari di minimo danno e di massimo danno. Poi, è importante definire le caratteristiche delle zone interessate al rilascio, e quelle del rilascio stesso, per poter valutare gli eventuali rischi radiologici per gli individui, per gli animali, per l’ambiente. È necessario valutare se l’impatto radiologico avviene per rilascio aeriforme, liquido, gassoso e per esposizione diretta dalla sorgente; se è preponderante il fenomeno di contaminazione o quello dell’irraggiamento; se sono coinvolti isotopi con tempi di dimezzamento brevi o lunghi; se esiste il pericolo di esposizione di parti interne dell’organismo umano. La stima delle conseguenze su persone, animali, ambiente è indispensabile per predisporre la tipologia degli interventi protettivi. Dopo l’acquisizione degli elementi sopraindicati è possibile valutare l’opportunità di eseguire una pianificazione. Nella pianificazione deve essere tenuto conto inizialmente dei tipi di esposizione di uomini ed animali che sono da individuare tra i seguenti: 1) inalazione di sostanza radioattiva in aria (fall out) 2) contaminazione superficiale 3) ingestione di acqua o sostanze alimentari contaminate 4) irraggiamento diretto dalla sorgente priva di schermatura o dalle sostanze radioattive aeriformi. Una particolare attenzione deve essere rivolta agli incidenti che comportano i rilasci aeriformi in quanto, un simile tipo di rilascio, può interessare zone molto estese. In questo caso assumerà rilievo anche la direzione e la velocità del vento che tende a spostare gli effluenti radioattivi dal punto di rilascio, tanto vero che è ormai invalsa l’abitudine di definire “nube radioattiva” la massa di isotopi rilasciati. Altri elementi importanti per la definizione del quadro incidentale sono: – la quantità totale di radionuclidi rilasciati – la quota del punto di rilascio – la categoria di stabilità atmosferica – le caratteristiche termodinamiche dell’effluente – le eventuali precipitazioni (pioggia o neve) in atto. Ai fini, poi, della contaminazione del suolo, assumeranno importanza anche le distanze dal punto di rilascio. Dopo un fenomeno di rilascio possono essere identificati, dal punto di vista temporale, due distinte fasi. Una prima fase in cui sono possibili i seguenti tipi di irraggiamenti sulle persone: 1) direttamente dal punto di rilascio; 2) dai radionuclidi presenti nella nube; 3) dai radionuclidi depositati al suolo; 4) dalle sostanze contaminate inalate; 5) dalle sostanze contaminate depositate sulla pelle e sul vestiario. Una seconda fase in cui sono possibili introduzioni nell’organismo di isotopi radioattivi: 1) attraverso inalazione di sostanze contaminate risospese in aria (vento che solleva polvere contaminata, traffico veicolare, ecc.); 2) attraverso ingestione di acqua o cibi contaminati; 3) attraverso l’ingestione di prodotti contaminati indirettamente come latte o prodotti agricoli coltivati in terreni contaminati. In entrambe le fasi sopra esposte, ai fini della pianificazione dei rilevamenti e misure da eseguire, devono essere considerati due importanti fattori: – il tempo di passaggio della nube; – le condizioni metereologiche. Il tempo di passaggio della nube condizionerà, ovviamente, le dosi assorbite dalla popolazione e la quantità di radionuclidi depositati al suolo. Le condizioni atmosferiche potranno aumentare o diminuire l’entità dei suddetti fenomeni (alta pressione o pioggia/neve). Nella pianificazione di emergenza a seguito di un rilascio radioattivo deve, quindi, trovare ampio spazio la conoscenza delle condizioni meteo esistenti durante e dopo il rilascio. Un altro importante elemento, indispensabile per una corretta pianificazione di emergenza, è quello legato alla conoscenza delle caratteristiche radiologiche del rilascio per: – predisporre la strumentazione adeguata al tipo di fenomeno – identificare le vie critiche di esposizione. Infatti, a secondo del tipo di rilascio possono essere coinvolti vari organi (midollo osseo per irraggiamenti esterni gamma: tiroide per iodio, tellurio, kripto; corpo intero per Cesio 137; polmoni e intestino per Uranio e Plutonio, ecc.). La conoscenza delle caratteristiche del rilascio è possibile solo nei casi in cui la sostanza radioattiva coinvolta è utilizzata in un impianto fisso o è trasportata su veicoli autorizzati. Quando il trasporto non sia autorizzato o il rilascio provenga da paesi oltre confine, potrebbe esistere, almeno inizialmente, il problema della identificazione delle sostanze in gioco. In tale eventualità devono essere adottati criteri particolarmente cautelativi sia nelle procedure di rilevamento che in quelle di protezione della popolazione. Si affrontano ora, le problematiche relative agli accorgimenti ANTINCENDIO aprile 1997 EMERGENZE NUCLEARI 100 EMERGENZE NUCLEARI protettivi da attuare. Lo scopo degli accorgimenti è quello di evitare l’esposizione radiogena della popolazione o, almeno, di ridurla ai valori più bassi possibili. I provvedimenti devono possedere sufficienti caratteristiche di adattabilità alle varie situazioni, soprattutto per quel che concerne le fasi evolutive. In ogni fase dell’emergenza dovrà sempre essere fatto un confronto tra i rischi associati all’attuazione del provvedimento cautelativo ed alla eff e t t i v a quantità di dose assorbita. Quando è coinvolta la popolazione è necessario disporre di un buon sistema di informazione. La popolazione, infatti, può collaborare, autoproteggendosi, solo se si è provveduto a diramare notizie ed istruzioni corrette in tempo utile. Le principali misure protettive possono essere le seguenti: – sistemi di protezione individuale – interdizione di zone contaminate – riparo in edifici chiusi – operazioni di decontaminazione su persone o cose – divieto di consumo di cibi cont a m i n a t i – utilizzo di derrate alimentari a lunga conservazione per gli uomini e per gli animali – evacuazione di uomini ed animali da zone contaminate. I sistemi di protezione individuale riguardano, per lo più, il personale della squadra di emergenza che deve esporsi ad irraggiamento diretto o deve operare in zone particolarmente contamin a t e . Per la protezione da irraggiamento diretto è possibile avvalersi di vari accorgimenti: – porsi al riparo di schermi costituiti da idonei materiali di suff iciente spessore – tenersi a distanza dalla sorgente emittente – ridurre il tempo di permanenza nella zona irraggiata. Per la protezione dalla contaminazione è necessario evitare inalazione ed ingestione di isotopi radioattivi utilizzando maschere a filtro o autorespiratori, tute, guanti, stivali, ecc. Al termine delle operazioni è indispensabile eseguire, cautelativamente, operazioni di decontaminazione su persone, automezzi ed attrezzature. L’ i n t e r d i z i o n e delle aree contaminate, impedendo l’ingresso di persone, può essere attuato solo per spazi limitati e per il tempo necessario al compimento delle operazioni (esempio: recupero sorgente, decontaminazione, ecc.). Le operazioni di decontaminazione sono eseguite per lo più utilizzando acqua (docce per le persone, autolavaggi per gli automezzi). Il riparo in edifici chiusi è sicuramente il sistema migliore per la protezione di vasti strati di popolazione; tale sistema può, in molti casi, risultare alternativo all’evacuazione. Il riparo in edifici chiusi con porte e finestre sigillate, può ridurre notevolmente sia la contaminazione che l’irraggiamento da nube. Per quanto concerne l’irraggiamento da nube risulterà efficace l’utilizzo di locali a piano terra o interrati, in quanto l’effetto schermante verrà operato dalle strutture dei piani soprastanti. Poiché l’effetto schermante di porte e finestre è irrilevante, converrà ripararsi, durante il passaggio della nube, in locali interni privi di finestre e porte comunicanti con l’esterno. Il fattore di riduzione dell’irraggiamento di una casa in muratura senza scantinato è 0,6 con scantinato 0,4. Il riparo al chiuso è un sistema protettivo efficace anche successivamente al passaggio della nube per limitare la contaminazione da inalazione e contatto. Vi è, infine, tutta la problematica legata alla ingestione di acqua o cibi contaminati per persone ed animali. E’ indispensabile tenere conto della contaminazione superficiale che interessa acqua, ortaggi e prodotti della terra subito dopo il passaggio della nube. In questo caso deve essere previsto il divieto di consumare prodotti orticoli freschi e deve essere bloccato il pascolo di ovini e bovini nelle zone contaminate, con particolare riguardo agli animali da latte. In caso di incidente in centrale nucleare, nei primi giorni successivi al rilascio, è presente nella nube una considerevole quantità di iodio 131. Questo, contaminando l’erba dei pascoli, transita nel latte che, se consumato fresco, può causare danni alla tiroide di bambini ed a d u l t i . Dopo il passaggio della nube l’attenzione deve essere spostata dallo Iodio 131, che ha un tempo di dimezzamento relativamente breve, circa 8 giorni, agli altri isotopi con tempi di dimezzamento molto più lunghi ANTINCENDIO aprile 1997 101 (Cesio 137, Stronzio 89/90, ecc.). Tali sostanze ricadendo al suolo vengono assorbite dal terreno attraverso la pioggia, le arature, ecc. e possono contaminare i prodotti anche a distanza di mesi, se non di anni. L’evacuazione di persone o animali è il più drastico dei provvedimenti protettivi e va attuato solo se il rischio da inalazione e contaminazione è elev a t o . A ffinché il provvedimento non determini più danni che benefici è necessario attuarlo solo dopo aver tenuto conto di alcuni importanti fattori: – Tipo e caratteristiche del rilas c i o . – Condizioni metereologiche in atto e in previsione. – Numero di soggetti da evacuare. – Tempi necessari per completare l’evacuazione. – Risorse disponibili in termini di automezzi e luoghi di ricov e r o . – Condizioni psicologiche complessive delle persone coinvolt e . – Modalità di evacuazione. – Tipologia delle comunità coinvolte (degenti di ospedali, anziani, malati, bambini, detenuti, ecc.). – Caratteristiche della viabilità. – Distanza dai luoghi “sicuri”. Di fatto l’evacuazione è praticamente possibile ed eff i c a c e solo se interessa un ridotto numero di persone o animali. Le misure necessarie per fronteggiare un’emergenza da rischio nucleare, quindi, sono legate, come ogni altro tipo di emergenza, ad un buon livello organizzativo sia in fase di pianificazione che di operatività. Naturalmente è indispensabile poter disporre di personale specializzato ed attrezzato per i rilevamenti e misure, di persone capaci di coordinare le forze in campo e di percepire rapidamente il grado di pericolosità della situazione in atto nonché delle sue evoluzioni a breve e medio termine. La struttura portante di un piano di emergenza nucleare è costituita dai seguenti elementi: – Indicazioni degli enti e strutture tecniche in grado di valutare le caratteristiche del rilas c i o . – Individuazione delle Autorità pubbliche e sanitarie preposte all’attuazione dei provvedimenti cautelativi per popolazioni, animali, ambiente. – Conoscenza delle caratteristiche territoriali, demografiche, ecc. delle zone coinvolte. – Esistenza di sistema di comunicazioni rapide ed eff i c a c i tra strutture tecniche ed Autorità pubbliche. – Predisposizione di un eff iciente sistema di informazione della popolazione e di accurate istruzioni sui comportamenti da tenere e sulle misure da osservare. – Disponibilità di automezzi da trasporto, di derrate alimentari per persone ed animali, di centri di raccolta e/o ricovero, e c c . – Possibilità di collegamento per l’acquisizione delle notizie utili, in caso di incidenti avvenuti oltre confine, con le Autorità dei Paesi responsabili del rilascio. – Conoscenza dei valori di dose, stabiliti dalle norme in vigore, da non far superare alla popolazione (livelli di riferim e n t o ) . Una importanza particolare assume, in tutta la problematica esposta, il ruolo rivestito dalle strutture che, per prime, devono intervenire nella zona interessata al rilascio. Un’analisi o una valutazione errata della situazione radiologica in atto, o in evoluzione, può pesantemente condizionare l’efficacia dei successivi provvedimenti a salvaguardia della popolazione. Nelle prime fasi dell’emergenza è essenziale anche identificare l’estensione territoriale del rilascio nonché le zone che, a breve termine, potrebbero essere interessate. Attualmente le strutture preposte al primo intervento sono quelle del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco. In ogni provincia esistono una o più sedi dei Vigili del Fuoco con squadre dotate di strumentazioni campali in grado di eseguire misurazioni di irraggiamenti gamma direttamente da sorgenti esposte e di contaminazione Beta totale in aria. Poiché tali squadre possono contemporaneamente scendere in campo in ogni provincia italiana è anche agevolmente possibile individuare, in tempi non superiori a qualche ora, l’estensione territoriale interessata al fenomeno di rilascio. ANTINCENDIO aprile 1997 EMERGENZE NUCLEARI 102 EMERGENZE NUCLEARI Il Corpo Nazionale VV. F. dispone, anche, di alcuni Gruppi Operativi Speciali (GOS), costituiti da personale particolarmente specializzato dotato di laboratori mobili. I GOS sono diretti da ingegneri del C . N . V. V. F. Nei laboratori mobili sono installate apparecchiature in grado di individuare qualitativamente e quantitativamente gli isotopi rilasciati. In particolare è possibile: a) valutare tipo e quantità degli isotopi presenti in aria b) valutare tipo e quantità degli isotopi presenti nell’acqua c) valutare tipo e quantità degli isotopi presenti nel terreno. Il tipo di procedura è molto s e m p l i c e . Le varie squadre campali V V. F. montate su autofurgoni o automezzi fuoristrada, eseguono aspirazioni di aria su appositi filtri capaci di fissare i radionuclidi presenti nel fall-out. Le squadre vengono via via spostate sul territorio in funzione del luogo di rilascio, delle condizioni meteo, delle caratteristiche demografiche del territorio; Ogni squadra esegue immediatamente il conteggio della contaminazione Beta raccolta sul filtro e trasmette i dati al proprio Comando Provinciale. Ogni Comando Provinciale esegue immediatamente il calcolo della contaminazione Beta e trasmette il valore della misura al Centro di Coordinamento delle operazioni presso cui si è recato, nel frattempo, il responsabile del Gruppo Operativo Speciale con i laboratori mobili. Il G.O.S. chiede l’invio dei filtri con i valori più significativi di Beta totale unitamente a campioni di terra e/o acqua prelevati dal luogo della misura. I filtri ed i campioni vengono misurati con strumentazioni di precisione al fine di identificare lo spettro dei radioisotopi pres e n t i . I responsabili del Centro di Coordinamento dei VV. F. possono prendere contatto con le strutture delle Unità Sanitarie Locali per la valutazione della situazione e per la formulazione dei suggerimenti da trasmettere alle Autorità pubbliche per i successivi adempimenti di compet e n z a . La procedura sopra descritta è stata attuata con successo in occasione dell’incidente alla Centrale Sovietica di Chernobyl. Il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, consapevole del ruolo e della responsabilità che gli competono per legge negli interventi di soccorso di carattere radioattivo, si è organizzato ed attrezzato per far fronte sia ad emergenze localizzate che a fenomeni di rilascio su vasta scala. L’ e fficienza del soccorso è resa possibile dall’addestramento del personale, dal possesso delle attrezzature ed apparecchiature necessarie, dalla continua presenza su tutto il territorio nazionale 24 su 24, dalla unidirezionalità operativa, dalla intercambiabilità del personale, da un esteso e capillare sistema di radio comunicazioni; dall’esistenza, su tutto il territorio nazionale, di una fitta rete di rilevamento della radioattività costituita da stazioni fisse gestite dal Corpo Nazionale dei Vigili del F u o c o . Tra l’altro è necessario osservare che la radioattività non è percepibile al tatto, alla vista o all’olfatto. È rilevabile solo attraverso l’uso di strumenti che devono possedere le necessarie caratteristiche di idoneità e sensibilità e che, soprattutto, devono essere impiegati da personale specializzato in grado di valutare correttamente i dati forniti dagli strumenti stessi. Quando un individuo è coinvolto in una situazione di emergenza radioattiva, per valutare correttamente i dati forniti dagli strumenti deve, non solo essere tecnicamente preparato, ma anche possedere il sufficiente sangue freddo che gli consenta di ragionare con lucidità. Queste qualità, di solito, sono patrimonio solo di chi è abituato a convivere con il pericolo. Anche per questa ragione, personalmente ritengo che il ruolo dei Vigili del Fuoco, istituzionalmente e quotidianamente a contatto con il pericolo, sia insostituibile per il superamento delle problematiche determinate da emergenze nucleari. Così come sarebbe importante utilizzare i sentimenti di stima e fiducia goduti dai Vigili del Fuoco presso la popolazione per la divulgazione delle prime istruzioni ai fini protettivi. Infatti, tutte le volte che si è stabilito un contatto diretto tra Vigili del Fuoco e popolazione, sia all’epoca dell’incidente di Chernobyl, sia più recentemente ANTINCENDIO aprile 1997 103 in varie occasioni di incidenti localizzati, i cittadini coinvolti hanno puntualmente seguito le indicazioni loro fornite dimostrando di possedere, se seriamente e correttamente informati, maturità, serietà e spirito di collabor a z i o n e .

 

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