Quando un’autopompa serbatoio rientra in caserma dopo un intervento antincendio, porta con sé molto più dell’equipaggio stanco e dell’attrezzatura utilizzata. Porta un nemico invisibile e insidioso: le particelle di combustione depositate sui dispositivi di protezione individuale (DPI), che trasformano la cabina del mezzo in un potenziale veicolo di contaminazione cronica per gli operatori.
Durante un incendio, i DPI dei vigili del fuoco si impregnano di una miscela complessa di sostanze tossiche: idrocarburi policiclici aromatici (IPA), benzene, formaldeide, diossine e metalli pesanti. Questi composti, prodotti dalla combustione di materiali moderni come plastiche, schiume poliuretaniche e materiali sintetici, si depositano sotto forma di particolato fine su ogni superficie esposta.
Il problema si aggrava quando, terminate le operazioni di spegnimento, i DPI contaminati vengono riposti all’interno dell’autopompa serbatoio. La configurazione tipica di questi mezzi prevede che giacche, pantaloni antifiamma, elmetti e guanti vengano riposti nella borsa da intervento e alloggiati sul pianale della cabina, ai piedi dei sedili occupati dall’equipaggio durante i trasferimenti.
L’Autopompa: Da Mezzo di Soccorso a Camera di Esposizione
La cabina dell’autopompa diventa così uno spazio confinato dove gli operatori trascorrono tempi significativi: durante i trasferimenti verso gli interventi, nei rientri in caserma, nelle attese durante le emergenze prolungate. In questo ambiente ristretto, le particelle tossiche depositate sui DPI vengono continuamente mobilizzate attraverso:
Off-gassing: il rilascio continuo di composti volatili dai tessuti contaminati
Risospensione meccanica: il movimento dei DPI durante la marcia del veicolo
Contatto diretto: il costante sfioramento tra scarpe, mani e materiali contaminati
Studi recenti dimostrano che i vigili del fuoco possono essere esposti a concentrazioni significative di sostanze cancerogene non solo durante l’intervento attivo, ma anche nelle ore successive, proprio a causa di questa esposizione secondaria nell’ambiente del mezzo.
Il nodo critico risiede nell’assenza, in molte realtà operative, di sistemi adeguati di decontaminazione immediata dei DPI. Dopo un incendio, la prassi dovrebbe prevedere:
Decontaminazione grossolana sul posto
Isolamento dei DPI contaminati in contenitori sigillati
Lavaggio professionale prima del riutilizzo
Tuttavia, la mancanza di attrezzature portatili, di protocolli standardizzati e talvolta di consapevolezza del rischio, fa sì che i DPI sporchi vengano semplicemente caricati sul mezzo per essere puliti “quando possibile” in caserma.
Le Conseguenze Sanitarie
Le ricerche epidemiologiche hanno evidenziato tra i vigili del fuoco un’incidenza maggiore di alcune patologie oncologiche, in particolare tumori ai polmoni, alla vescica, ai reni e linfomi. Sebbene l’esposizione diretta durante gli interventi sia il fattore di rischio primario, l’esposizione cronica a basse dosi nell’ambiente dell’autopompa rappresenta un fattore aggravante spesso sottovalutato.
Il particolato fine può essere inalato, assorbito attraverso la pelle o ingerito attraverso il contatto mano-bocca. La somma di queste micro-esposizioni quotidiane, ripetute nel corso di una carriera ventennale o trentennale, costituisce un carico tossico significativo.
L’autopompa serbatoio, strumento indispensabile per l’operatività antincendio, non può diventare una trappola tossica per chi la utilizza. La contaminazione dei DPI e la conseguente esposizione cronica del personale rappresentano un problema di salute occupazionale che richiede attenzione immediata da parte di amministrazioni, dirigenti dei corpi di vigili del fuoco e legislatori.
Proteggere chi protegge significa anche garantire che il ritorno in caserma dopo un intervento non comporti rischi sanitari evitabili. Investire in sistemi di decontaminazione, formare il personale e ripensare la logistica dei DPI all’interno dei mezzi di soccorso non è solo una questione di sicurezza sul lavoro: è un dovere etico verso chi quotidianamente mette a rischio la propria vita per salvare quella degli altri.




