La notte di Capodanno 2026 a Crans-Montana nel bar ’Le Constellation’ , Svizzera, passerà alla storia come una delle tragedie più devastanti legate agli incendi nei locali notturni. Quaranta giovani vite spezzate e un centinaio di feriti, molti in condizioni critiche, rappresentano un tributo di sangue inaccettabile che impone una riflessione profonda sulla prevenzione incendi nei luoghi di intrattenimento.
L’Innesco
I video dell’incendio mostrano con drammatica chiarezza la dinamica dell’evento: le candele luminose applicate alle bottiglie di champagne, elemento scenografico ormai diffuso nei locali notturni di fascia alta, hanno innescato l’incendio dei pannelli fonoassorbenti del controsoffitto. Questi materiali, spesso scelti per le loro proprietà acustiche senza adeguata considerazione della reazione al fuoco, si sono trasformati in un accelerante micidiale.
Ma c’è un elemento che ha reso questa tragedia ancora più letale: il locale era situato in un ambiente interrato. Questa caratteristica ha trasformato quello che era già un incendio devastante in una vera e propria trappola mortale. Nei locali sotterranei, il fumo e i gas tossici non hanno vie di dispersione naturale verso l’alto e tendono a stratificarsi rapidamente, saturando l’ambiente in tempi brevissimi. Le vie di fuga, che devono necessariamente svilupparsi verso l’alto attraverso scale, diventano rapidamente impraticabili. In pochi minuti, il locale è diventato una camera di morte dalla quale era quasi impossibile uscire.
Questa tragedia richiama tristemente alla memoria altri disastri simili avvenuti in locali interrati o seminterrati: la Stazione di Rhode Island nel 2003 (100 morti), il Kiss di Santa Maria in Brasile nel 2013 (242 morti), e più vicino a noi, la Lanterna Azzurra di Corinaldo nel 2018 (6 morti). Eppure, nonostante questi precedenti drammatici, continuiamo a registrare eventi analoghi, spesso proprio in ambienti sotterranei dove il rischio è esponenzialmente maggiore.
Quando lo smartphone diventa una condanna a morte
Uno degli aspetti più inquietanti emersi dall’analisi dei filmati e dalle testimonianze dei sopravvissuti riguarda il comportamento di molti giovani presenti nel locale. Invece di dirigersi immediatamente verso le uscite di emergenza, numerose persone si sono fermate a riprendere la scena con i loro smartphone, come ipnotizzate dallo spettacolo delle fiamme che divoravano il controsoffitto.
Questo fenomeno, che gli esperti di psicologia dell’emergenza definiscono “distanziamento digitale”, rappresenta una delle derive più pericolose della nostra epoca iperconnessa. La mediazione dello schermo del telefono crea una barriera psicologica tra l’osservatore e il pericolo reale, trasformando una minaccia mortale in “contenuto” da documentare e condividere. È come se il cervello, abituato a vivere la realtà attraverso il filtro dei social media, perdesse la capacità di valutare correttamente il rischio immediato.
In un locale interrato, dove ogni secondo è ancora più prezioso che in superficie, questo comportamento si è rivelato doppiamente letale. Molte delle vittime di Crans-Montana sono morte proprio a causa di questo fatale ritardo. I secondi preziosi sprecati a inquadrare le fiamme, a cercare l’angolazione migliore, a pensare inconsciamente alla condivisione sui social, sono stati secondi sottratti alla fuga verso l’unica via di salvezza: la scala che portava all’esterno. In un incendio sotterraneo, dove ogni secondo può fare la differenza tra la vita e la morte, questa dissociazione dalla realtà si è rivelata una condanna.
Le testimonianze di chi è riuscito a salvarsi parlano di persone che continuavano a filmare anche mentre il fumo denso iniziava a rendere irrespirabile l’aria, anche mentre la temperatura saliva vertiginosamente, anche mentre altri urlavano di scappare verso le scale. Un meccanismo di rimozione del pericolo che ha del surreale, ma che trova spiegazione nella dipendenza tecnologica e nella cultura della documentazione ossessiva che caratterizza le nuove generazioni. In un ambiente interrato, dove la percezione del pericolo dovrebbe essere ancora più acuta, questa disconnessione dalla realtà ha avuto conseguenze devastanti.
La Normativa di Prevenzione Incendi per i Locali di Pubblico Spettacolo: Un quadro complesso e dettagliato
In Italia, la normativa di prevenzione incendi per i locali di pubblico spettacolo è particolarmente articolata e si è evoluta nel tempo proprio sulla base delle tragiche esperienze del passato. Comprendere questi requisiti è fondamentale per capire quanto sia grave ogni violazione e quali siano gli standard minimi di sicurezza che dovrebbero essere garantiti, soprattutto quando si tratta di locali interrati dove il rischio è significativamente maggiore.
Il Codice di Prevenzione Incendi e le Regole Tecniche Verticali
Il riferimento normativo principale è il DM 3 agosto 2015 (Codice di Prevenzione Incendi) e successive modifiche, in particolare la Regola Tecnica Verticale V.15 dedicata ai locali di pubblico spettacolo. Questa norma si applica a teatri, cinema, sale da ballo, discoteche, locali notturni, sale da gioco e in generale a tutti quei luoghi dove si svolgono attività di intrattenimento con presenza di pubblico.
Prima dell’introduzione del Codice, la materia era regolata dal DM 19 agosto 1996 specifico per i locali di pubblico spettacolo e intrattenimento, che rimane ancora applicabile per le attività esistenti non adeguate al nuovo Codice.Con l’entrata in vigore il 7 ottobre 2011 del nuovo regolamento di prevenzione incendi di cui al D.P.R. 1° agosto 2011, n. 151, i «locali di spettacolo e di trattenimento» sono stati ricompresi al punto 65 dell’allegato I al decreto. Inoltre, è stata stabilita diversa formulazione rispetto al vecchio elenco del D.M. 16 febbraio 1982, ove erano compresi al n. 83. Infatti, è stato introdotto, in alternativa alla capienza superiore a 100 persone, il parametro relativo alla superficie lorda superiore a 200 m2 per impianti al chiuso, prima non presente.
In tal caso, per effetto di questo nuovo parametro, attività prima «non soggette», sono diventate «soggette» con il nuovo regolamento.
Non rientrano tra le «attività soggette» (in linea con i precedenti chiarimenti ministeriali) le manifestazioni temporanee, di qualsiasi genere, che si effettuano in locali o luoghi aperti al pubblico. Rientrano invece tra le «attività soggette» le palestre (anche queste in linea con i precedenti chiarimenti ministeriali).
Attività n. 65 – allegato I al D.P.R. n. 151/2011
| N. | Attività | Cat. A | Cat. B | Cat. C |
| 65 (83) | Locali di spettacolo e di trattenimento in genere, [1][2][3] impianti e centri sportivi, palestre, sia a carattere pubblico che privato, con capienza [4] superiore a 100 persone, ovvero di superficie lorda in pianta al chiuso superiore a 200 m2. Sono escluse le manifestazioni temporanee [5][6], di qualsiasi genere, che si effettuano in locali o luoghi aperti al pubblico.[7] | fino a 200 persone | oltre 200 persone |
Classificazione e Affollamento
I locali vengono classificati in base all’affollamento massimo previsto, parametro fondamentale che determina tutti i successivi requisiti di sicurezza. L’affollamento si calcola in base alla superficie lorda degli ambienti destinati al pubblico, applicando indici di affollamento specifici: per le sale da ballo e discoteche si considera 0,7 persone/mq per le piste da ballo e 0,4 persone/mq per le altre aree accessibili al pubblico.
Per i locali con capienza superiore a 100 persone è obbligatorio ottenere il Certificato di Prevenzione Incendi (CPI) rilasciato dai Vigili del Fuoco, previa valutazione del progetto e sopralluogo di verifica. Quando il locale è situato in ambiente interrato o seminterrato, i requisiti di sicurezza diventano ancora più stringenti e i controlli più accurati.
Locali Interrati
La normativa italiana considera i locali interrati come ambienti a rischio particolarmente elevato e prevede prescrizioni specifiche molto più restrittive rispetto ai locali in superficie. Secondo il Codice di Prevenzione Incendi, un locale è considerato interrato quando il piano di calpestio si trova a una quota inferiore rispetto al piano di riferimento esterno, generalmente il piano stradale o il piano campagna.
Per i locali di pubblico spettacolo ubicati in ambienti interrati, la normativa prevede limitazioni stringenti all’affollamento. In particolare, quando l’attività si sviluppa al primo piano interrato, l’affollamento massimo non può superare le 100 persone, salvo l’adozione di misure compensative molto rigorose quali l’installazione di impianti di spegnimento automatico (sprinkler), sistemi di evacuazione fumo e calore particolarmente efficienti, e scale di sicurezza protette a prova di fumo.
Per i piani interrati oltre il primo (secondo piano interrato e successivi), l’insediamento di attività di pubblico spettacolo è generalmente vietato o fortemente limitato, proprio per l’elevato rischio che comporta. Le difficoltà di evacuazione e i tempi di intervento dei soccorsi sono infatti drammaticamente amplificati man mano che si scende in profondità.
Reazione al Fuoco dei Materiali
Uno degli aspetti cruciali, drammaticamente evidenziato dalla tragedia di Crans-Montana, riguarda la reazione al fuoco dei materiali impiegati. La normativa italiana stabilisce classi di reazione al fuoco secondo la classificazione europea (Euroclassi) che vanno dalla classe A1 (materiali non combustibili) alla classe F (materiali altamente combustibili).
Per i locali di pubblico spettacolo, i requisiti sono particolarmente severi. I materiali di rivestimento di pavimenti devono essere di classe minima Bfl-s1 (corrispondente alla vecchia classe 1), mentre quelli di pareti e soffitti devono essere di classe minima B-s1,d0 (corrispondente alla vecchia classe 1). Per i controsoffitti, che hanno rappresentato l’elemento critico nell’incendio di Crans-Montana, la classe richiesta è ancora più restrittiva: B-s1,d0 per la parte vista e A2-s1,d0 per eventuali materiali fonoassorbenti o isolanti posti sopra il controsoffitto.
Nei locali interrati, dove la ventilazione naturale è assente o fortemente limitata e il fumo tende ad accumularsi rapidamente, l’utilizzo di materiali non conformi alle classi di reazione al fuoco prescritte è ancora più grave. I pannelli fonoassorbenti, spesso utilizzati proprio nei locali sotterranei per problemi di acustica, se non certificati come A2-s1,d0, possono trasformarsi in un accelerante micidiale, propagando l’incendio e producendo fumi densi e tossici che saturano l’ambiente in pochi minuti.
I materiali di imbottitura di mobili e sedute devono essere di classe 1IM (ignifughi permanenti). Tendaggi, decorazioni e altri materiali tessili devono anch’essi rispondere a requisiti di reazione al fuoco classe 1, e devono essere periodicamente sottoposti a trattamenti ignifughi certificati. In ambienti interrati, dove ogni elemento può contribuire alla produzione di fumo, questi requisiti non sono negoziabili.
Compartimentazione e Resistenza al Fuoco
I locali devono essere compartimentati rispetto alle altre attività presenti nell’edificio mediante strutture con resistenza al fuoco adeguata (generalmente REI 60 o REI 90 a seconda delle dimensioni e della destinazione d’uso). Le porte che delimitano i compartimenti devono essere resistenti al fuoco (porte REI) e dotate di dispositivi di autochiusura.
Per i locali interrati, la compartimentazione assume un’importanza ancora maggiore. L’attività deve essere separata dalle altre parti dell’edificio mediante strutture REI di durata non inferiore a 120 minuti, proprio per garantire che, in caso di incendio, il fuoco rimanga confinato il più a lungo possibile, dando tempo all’evacuazione e all’intervento dei soccorsi.
I vani scala che servono come vie di esodo devono essere protetti (a prova di fumo interno o esterno) se il locale si sviluppa su più piani o se serve più di 50 persone ai piani interrati. Nel caso specifico di locali interrati, le scale devono essere obbligatoriamente a prova di fumo, cioè totalmente separate dall’ambiente dell’attività mediante filtri a prova di fumo o percorsi protetti che impediscano l’ingresso del fumo. Questa prescrizione è fondamentale perché le scale rappresentano l’unica via di salvezza e devono rimanere percorribili anche in presenza di un incendio sviluppato.
Gli ascensori non possono essere considerati vie di esodo e devono essere separati dalle scale mediante filtri a prova di fumo. In caso di incendio, gli ascensori devono essere immediatamente richiamati al piano di evacuazione e bloccati.
Vie di Esodo
Le vie di esodo rappresentano forse l’elemento più critico nella gestione di un’emergenza, e lo diventano ancora di più quando si tratta di locali interrati. La normativa stabilisce requisiti precisi e inderogabili. Ogni locale deve avere almeno due uscite di sicurezza indipendenti, ubicate in posizioni tali da garantire vie di fuga alternative in ogni direzione. Il numero delle uscite aumenta proporzionalmente all’affollamento: per locali con più di 300 persone servono almeno tre uscite, per più di 600 persone almeno quattro.
Per i locali interrati, le scale di emergenza assumono un’importanza vitale. Devono essere dimensionate in modo ancora più generoso rispetto ai locali in superficie, considerando che l’evacuazione verso l’alto è più lenta e faticosa. La larghezza minima delle scale nei locali interrati è di 1,20 metri, ma per affollamenti superiori a 50 persone deve essere incrementata secondo specifici coefficienti.
La lunghezza massima dei percorsi di esodo è fortemente limitata nei locali interrati. In assenza di impianti di spegnimento automatico, il percorso dall’ultimo punto occupabile fino all’ingresso di una scala protetta non può superare i 25 metri (contro i 30-45 metri dei locali in superficie). Questo perché nei locali sotterranei il fumo si accumula molto più rapidamente e rende i percorsi impraticabili in tempi brevissimi.
Le porte lungo le vie di esodo devono aprirsi nel verso dell’esodo, essere facilmente apribili dall’interno senza l’uso di chiavi (maniglioni antipanico), devono avere larghezza minima di 1,20 metri e altezza minima di 2 metri. È assolutamente vietato chiudere a chiave le uscite di emergenza durante l’orario di apertura al pubblico, pratica purtroppo ancora riscontrata in alcuni controlli. Nei locali interrati, questo divieto assume una valenza ancora più critica: chiudere un’uscita di emergenza in un ambiente sotterraneo può significare condannare a morte decine di persone.
Le vie di esodo devono essere costantemente mantenute sgombre da qualsiasi materiale o ostacolo, devono essere chiaramente identificabili e segnalate mediante cartellonistica conforme alle norme UNI (segnaletica verde e bianca con pittogrammi normalizzati), illuminate dall’illuminazione ordinaria e da quella di sicurezza. Nei locali interrati, dove l’orientamento è naturalmente più difficile e la visibilità può essere rapidamente compromessa dal fumo, la segnaletica deve essere particolarmente chiara e visibile, possibilmente integrata con sistemi di indicazione a pavimento o a bassa quota.
Illuminazione di Sicurezza: Vitale nei Locali Interrati
L’illuminazione di sicurezza è obbligatoria in tutti i locali di pubblico spettacolo, ma nei locali interrati assume un’importanza vitale. In assenza di luce naturale, se viene a mancare l’alimentazione elettrica ordinaria, il buio è totale e l’evacuazione diventa praticamente impossibile.
L’illuminazione di sicurezza deve attivarsi automaticamente in caso di interruzione dell’alimentazione ordinaria, garantendo un livello di illuminamento minimo di 5 lux lungo le vie di esodo e di 2 lux nelle aree aperte al pubblico. Nei locali interrati, questi valori minimi sono spesso incrementati per garantire una maggiore visibilità. L’autonomia minima richiesta è di 60 minuti per consentire un’evacuazione completa anche in caso di blackout prolungato, ma nei locali sotterranei è fortemente consigliata un’autonomia di 90-120 minuti, considerando i tempi di evacuazione più lunghi e le maggiori difficoltà operative.
Oltre all’illuminazione delle vie di esodo, è richiesta l’illuminazione dei segnali di sicurezza, che devono rimanere visibili anche in assenza di illuminazione ordinaria. Gli apparecchi di illuminazione di emergenza devono essere certificati secondo le norme armonizzate europee e sottoposti a manutenzione periodica con verifica funzionale mensile.
Nei locali interrati è fortemente raccomandata l’installazione di sistemi di illuminazione di sicurezza a bassa quota o integrati nel pavimento, che rimangono visibili anche in presenza di fumo denso stratificato nella parte alta dell’ambiente.
Impianti di Rivelazione, Segnalazione e Allarme Incendio: Obbligatori nei Locali Interrati
Per i locali con affollamento superiore a 100 persone è obbligatoria l’installazione di un impianto di rivelazione e allarme incendio conforme alla norma UNI 9795 e successive. Per i locali interrati, questo obbligo scatta già con affollamenti inferiori (generalmente oltre le 50 persone) e i requisiti sono più stringenti.
L’impianto deve essere in grado di rilevare precocemente l’incendio mediante rivelatori automatici (di fumo, di calore o combinati) distribuiti in tutti gli ambienti dell’attività, compresi i depositi, i locali tecnici e i vani nascosti come controsoffitti e intercapedini. Nei locali interrati, dove un principio di incendio può evolvere molto rapidamente in un evento catastrofico, la precocità della rivelazione è letteralmente una questione di vita o di morte.
La centrale di controllo dell’impianto deve essere presidiata o ubicata in zona costantemente sorvegliata, preferibilmente al piano di accesso esterno per consentire un immediato coordinamento con i soccorritori. Il sistema di allarme deve essere udibile in tutti gli ambienti accessibili al pubblico, con livello sonoro superiore di almeno 15 dB rispetto al rumore ambientale, aspetto particolarmente critico in discoteche e locali con musica ad alto volume. Per questi ambienti, soprattutto se interrati, è obbligatorio integrare il sistema acustico con segnalazioni luminose intermittenti ad alta intensità, data la difficoltà di percepire allarmi sonori in presenza di musica assordante.
Impianti di Estinzione: Fondamentali nei Locali Interrati
Per i locali di maggiori dimensioni o con caratteristiche di rischio elevato, è richiesta l’installazione di impianti di spegnimento automatico, in particolare impianti sprinkler conformi alla norma UNI EN 12845. Gli sprinkler sono considerati uno dei presidi più efficaci nella protezione antincendio, in quanto intervengono automaticamente nella fase iniziale dell’incendio, quando questo è ancora controllabile.
Per i locali interrati di pubblico spettacolo, l’impianto sprinkler dovrebbe essere considerato obbligatorio indipendentemente dalle dimensioni, proprio per la criticità dell’ambiente. In assenza di un intervento automatico precoce, un incendio in ambiente interrato può diventare incontrollabile in pochi minuti, rendendo impossibile sia l’evacuazione che l’intervento dei Vigili del Fuoco.
In tutti i locali, indipendentemente dalle dimensioni, devono essere presenti estintori portatili in numero sufficiente (almeno uno ogni 200 mq di superficie e comunque ogni 30 metri di percorso), di capacità estinguente adeguata alla classe di incendio prevista. Nei locali interrati, la densità di estintori dovrebbe essere maggiore (uno ogni 150 mq o ogni 20 metri). Gli estintori devono essere segnalati, facilmente accessibili e raggiungibili, sottoposti a controllo semestrale e revisione periodica.
Per i locali di maggiori dimensioni devono essere installati anche idranti o naspi antincendio UNI 45 o UNI 70, distribuiti in modo da coprire con il getto d’acqua ogni punto dell’attività. Il personale deve essere addestrato all’uso di questi presidi. Nei locali interrati, l’impianto idrico antincendio deve avere caratteristiche di pressione e portata superiori agli standard, considerando le maggiori difficoltà di intervento dei soccorsi.
Sistemi di Controllo del Fumo e del Calore: Essenziali nei Locali Interrati
Nei locali di grandi dimensioni o privi di aerazione naturale è richiesta l’installazione di sistemi di evacuazione forzata di fumo e calore (SEFFC). Per i locali interrati, questi sistemi diventano assolutamente essenziali e devono essere dimensionati con criteri molto più severi rispetto ai locali in superficie.
Il sistema deve essere dimensionato in modo da garantire uno strato libero da fumo di almeno 2 metri di altezza dal pavimento e deve attivarsi automaticamente tramite il sistema di rivelazione incendio. Nei locali interrati, dove il fumo non ha vie di fuga naturali verso l’alto, il sistema SEFFC deve essere particolarmente potente e deve garantire un ricambio d’aria molto elevato, con portate calcolate in base a scenari di incendio realistici.
Il sistema deve prevedere bocchette di estrazione posizionate nella parte alta dell’ambiente e bocchette di immissione di aria fresca posizionate in basso, per creare un flusso che mantenga l’aria respirabile a livello delle vie di esodo. I condotti di evacuazione devono essere resistenti al fuoco e dotati di serrande tagliafuoco dove necessario. Lo scarico dei fumi deve avvenire in quota, lontano da aperture o luoghi dove possa costituire pericolo.
Nei locali interrati, il sistema di controllo fumo e calore non è un optional ma una necessità assoluta per garantire la sopravvivenza degli occupanti durante l’evacuazione.
Gestione della Sicurezza Antincendio
La normativa prevede che in tutti i locali di pubblico spettacolo sia presente personale formato per la gestione delle emergenze. Il numero di addetti antincendio deve essere proporzionato all’affollamento e alla complessità dell’attività. Per attività a rischio elevato (categoria C), come sono considerati i locali di pubblico spettacolo e ancor più quelli interrati, gli addetti devono frequentare un corso di formazione di 16 ore presso i Vigili del Fuoco e conseguire un attestato di idoneità tecnica.
Per i locali interrati, il numero minimo di addetti antincendio presenti durante l’attività dovrebbe essere aumentato, prevedendo almeno un addetto ogni 50 persone presenti, con un minimo di 3 addetti anche per affollamenti inferiori. Questi addetti devono conoscere perfettamente il layout del locale, le vie di esodo, la posizione dei presidi antincendio e le procedure di evacuazione specifiche per ambienti sotterranei.
È obbligatoria la redazione del Piano di Emergenza ed Evacuazione, che deve individuare le procedure da seguire in caso di incendio, le mansioni del personale, i punti di raccolta esterni, le modalità di chiamata dei soccorsi. Per i locali interrati, il piano deve essere particolarmente dettagliato e deve prevedere procedure specifiche per la gestione dell’evacuazione verso l’alto, con particolare attenzione alle persone con mobilità ridotta. Il piano deve essere periodicamente aggiornato e devono essere svolte esercitazioni pratiche almeno quattro volte l’anno (contro le due dei locali normali), simulando scenari realistici di incendio ed evacuazione.
Il titolare dell’attività deve mantenere un registro dei controlli e della manutenzione di tutti gli impianti e presidi antincendio, che deve essere esibito in caso di controllo da parte delle autorità competenti. Per i locali interrati, i controlli devono essere più frequenti e rigorosi.
Divieti Specifici
La normativa stabilisce anche una serie di divieti tassativi. È vietato l’uso di fiamme libere nelle aree accessibili al pubblico, salvo deroghe specifiche e misure compensative rigorose. Nei locali interrati, questo divieto dovrebbe essere assoluto, senza possibilità di deroga. L’utilizzo di candele, come quelle che hanno innescato la tragedia di Crans-Montana, in un ambiente sotterraneo dovrebbe essere considerato una violazione gravissima.
È vietato depositare materiali combustibili lungo le vie di esodo o in prossimità delle uscite. È vietato superare il carico di incendio ammissibile e l’affollamento massimo autorizzato. Nei locali interrati, questi limiti devono essere rispettati in modo ancora più rigoroso. È vietato manomettere o disattivare i dispositivi di sicurezza, pratica che in un locale sotterraneo può avere conseguenze catastrofiche.
L’utilizzo di effetti speciali pirotecnici, fontane luminose, macchine del fumo e altri dispositivi scenici deve essere preventivamente autorizzato e gestito da personale specializzato, con misure di sicurezza aggiuntive. Nei locali interrati, l’uso di effetti pirotecnici dovrebbe essere vietato in modo assoluto.
Verifiche e Controlli
I locali di pubblico spettacolo sono soggetti a controlli periodici da parte dei Vigili del Fuoco. Il Certificato di Prevenzione Incendi ha validità limitata (generalmente 5 anni) e deve essere rinnovato previa verifica della permanenza dei requisiti di sicurezza. Per i locali interrati, i controlli dovrebbero essere più frequenti, con verifiche annuali o biennali.
Tra un rinnovo e l’altro, il titolare deve presentare periodicamente (ogni 2,5 anni) un’asseverazione da parte di professionista abilitato che attesti il mantenimento delle condizioni di sicurezza. Per i locali interrati, questa periodicità dovrebbe essere ridotta a controlli annuali.
Oltre ai controlli programmati, i Vigili del Fuoco possono effettuare ispezioni straordinarie in qualsiasi momento, anche durante lo svolgimento dell’attività, per verificare il rispetto delle prescrizioni. Per i locali interrati, questi controlli a sorpresa dovrebbero essere più frequenti, data la maggiore criticità dell’ambiente.
I Punti Critici
Come si evince da questo quadro normativo dettagliato e rigoroso, la legislazione italiana in materia di prevenzione incendi per i locali di pubblico spettacolo è tra le più complete e stringenti d’Europa, con prescrizioni ancora più severe per i locali interrati. Eppure, il divario tra la norma e la sua effettiva applicazione rimane drammaticamente ampio.
L’incendio di Crans-Montana, pur essendo avvenuto in Svizzera, presenta caratteristiche ricorrenti che abbiamo visto anche in tragedie italiane: materiali non conformi (i pannelli fonoassorbenti del controsoffitto), presenza di fiamme libere (le candele sulle bottiglie) in un ambiente che dovrebbe vietarle categoricamente, probabili carenze nelle vie di esodo o nella loro percorribilità, possibile inadeguatezza dei sistemi di allarme in presenza di musica ad alto volume. Ma tutto questo è stato aggravato in modo esponenziale dal fatto che il locale era interrato, trasformando quella che era già una situazione critica in un massacro.
In un locale sotterraneo, ogni singola violazione delle norme di sicurezza ha conseguenze moltiplicate. Materiali infiammabili che in superficie potrebbero permettere ancora qualche possibilità di fuga, in un ambiente interrato diventano una condanna a morte. Vie di esodo che in superficie potrebbero essere percorse anche con difficoltà, sottosuolo si trasformano rapidamente in camere a gas. Sistemi di allarme che in superficie potrebbero dare qualche secondo in più per reagire, in un locale interrato devono funzionare perfettamente e istantaneamente, altrimenti è troppo tardi.
Il personale del locale deve essere formato sulla gestione delle emergenze, sull’uso dei presidi antincendio e sulle procedure di evacuazione, con aggiornamenti periodici obbligatori. Nei locali interrati, questa formazione deve essere ancora più approfondita e specifica, con simulazioni realistiche che preparino il personale a gestire situazioni di panico e difficoltà estreme. I manutentori degli impianti devono garantire l’efficienza costante di tutti i dispositivi di sicurezza, con controlli più frequenti per i locali sotterranei.
Infine, gli organi di controllo (Vigili del Fuoco, ASL, Comuni, Polizia Amministrativa) hanno il compito di verificare periodicamente la conformità degli impianti e il rispetto delle prescrizioni, disponendo eventuali prescrizioni integrative o sospensioni dell’attività in caso di gravi carenze.
È fondamentale intensificare i controlli sulle attività in esercizio, soprattutto quelle interrate, con ispezioni non solo documentali ma anche operative, verificando l’effettiva presenza e funzionalità dei sistemi di sicurezza, la conformità reale dei materiali installati, il rispetto dei limiti di affollamento, la preparazione del personale. I controlli dovrebbero essere più frequenti e anche “a sorpresa”, durante lo svolgimento dell’attività, per verificare il comportamento reale in condizioni operative.
Conclusione:
Quaranta giovani sono morti a Crans-Montana per festeggiare l’arrivo del nuovo anno.
È doveroso, a questo punto, fare una considerazione importante: un locale con le caratteristiche di quello di Crans-Montana non avrebbe mai potuto ottenere il Certificato di Prevenzione Incendi in Italia. Le evidenze emerse dalla tragedia parlano chiaro: un locale interrato con pannelli fonoassorbenti probabilmente non certificati o non conformi alle classi di reazione al fuoco prescritte, con utilizzo di fiamme libere (le candele sulle bottiglie di champagne), probabilmente con carenze nei sistemi di evacuazione fumo e calore, con un affollamento verosimilmente eccessivo per un ambiente sotterraneo.
La normativa italiana in materia di prevenzione incendi per i locali di pubblico spettacolo è tra le più rigorose e complete d’Europa. Il Codice di Prevenzione Incendi, con la Regola Tecnica Verticale V.15, stabilisce requisiti molto stringenti per questi ambienti,
Un locale come quello di Crans-Montana, con quelle evidenti carenze di sicurezza, non avrebbe mai superato l’esame preventivo dei Vigili del Fuoco e, qualora avesse tentato di operare comunque, sarebbe stato immediatamente chiuso al primo controllo
La normativa esiste, è dettagliata, è rigorosa, è particolarmente severa per i locali sotterranei. E troppo spesso i controlli sono insufficienti, le sanzioni irrisorie, la cultura della sicurezza assente. In un locale interrato, dove ogni violazione può trasformarsi in strage, questa negligenza è ancora più imperdonabile.
La memoria delle vittime di Crans-Montana ci impone di agire. Non è accettabile. Non deve più accadere.
| DM 19/08/1996 (Aggiornato al 25/08/2020) | Locali di pubblico spettacolo Approvazione della regola tecnica di prevenzione incendi per la progettazione, costruzione ed esercizio dei locali di intrattenimento e di pubblico spettacolo. |
| DM 03/08/2015 (Aggiornato al 27/12/2022) | Codice di Prevenzione Incendi (RTO) e relativa Regola Tecnica Verticale (RTV) |




