A Palazzo Ricca la riscoperta di Francesco del Giudice, il capuano che fece del soccorso antincendio una scienza
Ci sono figure che la storia archivia troppo in fretta, e che ogni tanto qualcuno ha il merito di riportare alla luce. È accaduto a Palazzo Ricca, sede della Fondazione Banco di Napoli, dove nell’ambito della rassegna “Libri in Fondazione” è stato presentato il saggio di Michele Maria La Veglia Francesco del Giudice. Ingegnere e pioniere di moderni corpi di Pompieri nell’Ottocento (Edizioni Massa), con la prefazione di Eros Mannino, già Capo del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco.
Un incontro che è stato, come è stato osservato dal tavolo dei relatori, un ideale dialogo tra passato e presente: da un lato la vicenda di un protagonista dell’Ottocento napoletano, dall’altro l’attualità di una cultura del soccorso fondata su ricerca, preparazione e innovazione. Perché il punto, alla fine, non è la celebrazione di un uomo: è capire come nasce un mestiere.
Un tavolo a più voci
Ad aprire i lavori il Presidente della Fondazione Banco di Napoli Orazio Abbamonte, insieme al Direttore Generale e Segretario Generale della Fondazione Ciro Castaldo. Attorno a loro un parterre che ha restituito la figura di del Giudice da angolazioni diverse e complementari: il Soprintendente Archivistico e Bibliografico della Campania Gabriele Capone, garante della conservazione di quelle carte senza le quali una ricerca come questa non sarebbe possibile; lo speleologo urbano Clemente Esposito, interlocutore naturale quando si parla delle riserve idriche sotterranee progettate dall’ingegnere capuano; la docente universitaria Antonella Venezia, per l’inquadramento storico della Napoli postunitaria; e il direttore del Museo di Napoli Gaetano Bonelli, attento da sempre alla memoria materiale della città.
Una composizione non casuale: archivi, sottosuolo, storia, museo. Esattamente i quattro luoghi in cui la traccia di del Giudice era rimasta, dispersa, in attesa di essere ricomposta.
Il saluto del Direttore regionale
A dare all’incontro il crisma istituzionale è stato l’intervento del Direttore regionale dei Vigili del Fuoco della Campania, ing. Michele Mazzaro, che ha voluto rivolgere un ringraziamento personale all’autore, neo primo dirigente del Corpo Nazionale, per l’appassionato lavoro di ricerca condotto sulla storia dei pompieri napoletani. Un impegno — ha sottolineato Mazzaro — che non è erudizione di contorno ma parte integrante dell’identità professionale del Corpo: conoscere da dove si viene è la condizione per capire come si lavora oggi. Il doppio riconoscimento — la promozione a primo dirigente e la restituzione di una pagina dimenticata della storia napoletana — ha dato al pomeriggio il tono di una festa di famiglia oltre che di un appuntamento culturale.
Da Capua alla caserma di via del Sole
Francesco Del Giudice nasce a Capua nel 1815 e muore a Napoli nel 1880. Si forma nella migliore tradizione tecnica del Regno: ingegnere della Scuola di Ponti e Strade, alfiere del Genio Militare alla Nunziatella. Entra nel Corpo dei pompieri a ventun anni e ne diventa direttore due anni dopo — una carriera fulminante che lo porterà a guidare la Compagnia dei Pompieri di Napoli per oltre quarant’anni.
C’è un dettaglio che da solo racconta il peso dell’uomo. Del Giudice è l’unica figura pubblica del Regno delle Due Sicilie a non essere avvicendata con l’Unità d’Italia: due Stati diversi, due classi dirigenti in conflitto, e un solo ingegnere considerato insostituibile da entrambe. Lascerà l’incarico di sua volontà, per fondare e dirigere come preside il primo Istituto Professionale della storia napoletana — l’Istituto Giambattista Della Porta, essendo stato tra i protagonisti della nascita e dello sviluppo dell’Istituto tecnico in Italia.
Vale la pena ricordare il contesto in cui operò: il primo corpo di pompieri dell’Italia preunitaria nasce a Napoli il 22 febbraio 1806 per volontà di Giuseppe Bonaparte, sul modello francese dei sapeurs-pompiers, e alla città appartiene la caserma dei Vigili del fuoco più antica d’Italia. Dopo successive trasformazioni, nel 1833 Ferdinando II ripristinò la Compagnia dei Pompieri, e nel 1853 fu approvato un regolamento dedicato. Del Giudice raccoglie dunque un’eredità già illustre e la trasforma da corpo militare a organismo tecnico.
Le innovazioni: quando il fumo diventò un problema da risolvere
Il saggio di La Veglia ricostruisce, su base documentaria, il nucleo delle intuizioni tecniche di del Giudice. Sono tre, e sorprendono per la loro attualità.
La protezione delle vie respiratorie. A lui si devono i primi studi europei per apparati di respirazione destinati ad ambienti saturi di fumo, decenni prima che l’autorespiratore diventasse la dotazione standard. È l’intuizione più radicale: aver capito che il nemico del soccorritore non è la fiamma, ma l’atmosfera. Chi oggi indossa un APVR sotto una cappa di fumo caldo lavora, senza saperlo, dentro un ragionamento che qualcuno formulò per la prima volta a Napoli nell’Ottocento.
La segnalazione precoce dell’incendio. Del Giudice progettò innovativi sistemi di segnalazione degli incendi, anticipando il principio per cui il tempo di allertamento è la variabile che decide l’esito di un intervento. È la matrice culturale di ogni moderno impianto di rivelazione e allarme.
La rete idrica antincendio. Sua è la progettazione della prima rete sotterranea di riserve idriche antincendio per la città di Napoli. Qui l’ingegnere prevale sul pompiere: non si tratta più di reagire all’incendio, ma di attrezzare preventivamente il territorio perché l’acqua sia disponibile dove e quando servirà. È il concetto stesso di infrastruttura di protezione civile, formulato con oltre un secolo di anticipo — e un capitolo che si innesta, non a caso, nella straordinaria vicenda del sottosuolo napoletano.
A questo si aggiungono le tecniche di salvataggio e una produzione scientifica non episodica: fu autore di cinque libri sui temi dell’incendio e delle tecniche pompieristiche. Scrivere, per lui, era parte del metodo: significava rendere trasmissibile ciò che fino ad allora era esperienza individuale.
Il passaggio decisivo: dall’empiria alla disciplina
È questo il filo che La Veglia segue con maggiore insistenza. Attraverso una ricerca documentaria e storica, il volume ricostruisce il contributo di del Giudice allo sviluppo del soccorso antincendio, trasformandolo da pratica empirica in una disciplina fondata su conoscenze tecniche e scientifiche. La sua attività contribuì a far evolvere progressivamente il lavoro dei pompieri da risposta essenzialmente pratica all’incendio a sistema fondato sulla preparazione tecnica, sulla prevenzione, sulla formazione del personale e sulla progettazione di strumenti capaci di rendere più sicuri ed efficaci gli interventi.
Prevenzione, formazione, dotazioni: sono le tre gambe su cui poggia ancora oggi il Corpo Nazionale. Del Giudice fu un innovatore capace di anticipare, nella Napoli dell’Ottocento, alcuni dei principi che ancora oggi sono alla base della moderna cultura della sicurezza e del soccorso.
Un busto con un errore, e una memoria da correggere
Nella Villa Comunale di Napoli un busto realizzato nel 1925 lo ricorda con un’iscrizione inesatta: “Francesco del Giudice, fondatore dei Pompieri di Napoli”. Ne fu direttore, non fondatore. Una svista di un secolo fa che dice più di quanto sembri: si può essere ricordati e insieme fraintesi, celebrati nel marmo e dimenticati nella sostanza.
Il senso del lavoro di La Veglia sta proprio qui. “Come ingegnere e appassionato storico dei Vigili del Fuoco — ha spiegato l’autore — ho voluto recuperare le opere e la voce di Francesco del Giudice, perché la nostra storia è la bussola” del presente. Un pomeriggio a Palazzo Ricca non restituisce quarant’anni di comando, ma rimette in circolo un’idea: che il soccorso è, prima di tutto, un atto di pensiero.
Breve biografia
Francesco del Giudice nacque nel 1815 a Capua e dopo i primi studi fatti in ambiente familiare entrò per concorso nella Scuola di Applicazione di Ponti e Strade, diventando ingegnere a soli 21 anni. Entrò come “ingegnere ajutante pompieri”, divenendone il direttore due anni dopo. Nel 1863 fondò l’Istituto Tecnico di Incoraggiamento e nel 1866 fu nominato direttore delle scuole tecniche di Napoli.
Nel 1871 progettò l’edificio in ferro e in legno per la Mostra Marittima.
Nell’arco della sua vita professionale scrisse numerosi testi tra cui i Volumi per la sicurezza antincendio e per i vigili del fuoco, nonché
Memorie per gli Atti dell’Istituto di Incoraggiamento; un pamphlet sulle piaghe dell’istruzione pubblica napoletana, tra cui la pubblicazione “Delle Scuole di Arti e Mestieri” edito per il R. Istituto di Incoraggiamento.
Morì il 7 febbraio 1880. Fu capace di mettere insieme le idee e trasformarle in nuove e utili, diventando persona eccellente ed unica in
un panorama storico politico assai complesso e in trasformazione, passando dal Regno Borbonico a quello Sabaudo che gli conferma l’incarico di Comandante dei vigili del fuoco e di Preside scolastico. Gli studi nel settore del soccorso e prevenzione incendi hanno interessato modelli di selezione e di formazione del personale, i mezzi di estinzione e di salvataggio, i regolamenti organizzativi anche attraverso confronti internazionali grazie una fitta corrispondenza con le maggiori capitali europee. L’insieme degli argomenti trattati sono stati sviluppati in numerosi testi che sono ancora consultabili e per i quali ha ricevuto numerosi riconoscimenti professionali ed accademici dell’epoca.Fu, ad esempio, innovatore per quanto concerne la vigilanza antincendio, infatti ne redige il primo regolamento da applicare nei teatri cittadini della capi-tale del Regno anche in termini di organico da dis-porre; orari; incarico alla squadra; quantificazione del corrispettivo a carico dell’Impresario.Istituisce anche il primo drappello di addetti antincendio nei termini moderni della sicurezza sul lavoro, anticipando i contenuti del decreto ministeriale del 10.03.1998: ha previsto una squadra di pompieri che facesse la vigilanza antincendio durante e subito dopo i lavori di restauro nella Reale Officina dei Papiri Ercolanensi. In pratica se i papiri di Ercolano sono giunti fino ai nostri giorni è anche merito dei Pompieri di Napoli del 1853.Progetta una rete di bocche da incendio in tutta la Capitale partenopea, con prese d’acqua e piccoli serbatoi previsti lì dove non ci fosse la pressione adatta per riempire le botti da incendio da trasportarsi su ruote. Programma gli addestramenti ginnici con esercizi mirati per i pompieri che debbano compiere atti di arrampicata, discesa, trasporto di persone in spalla etc.. Nei suoi libri troviamo anche i disegni dei primi autorespiratori e dei teli di salvataggio, delle linee aeree per trasporto lettiga e sacchi pompiere che anticipano le attuali tecniche SAF (Speleo Alpine Flu-viali) dei vigili del fuoco.Nel 1872 brevetta anche gli avvisatori elettrici di incendio, per una rapida segnalazione dal luogo dell’in-cendio al posto fisso dei Pompieri. Quindi, nei documenti elaborati dal del Giudice emerge un talento in-nato distintivo per la creatività e l’intelligenza, con una conoscenza approfondita di temi tecnico-scientifici e letterari, uniti alla tenacia, alla perseveranza e alla motivazione, tutti elementi che gli hanno consentito di perseguire obiettivi che si era
prefissato, anche quelli apparentemente impossibili: oltre ad aver inventato nuove pompe antincendio, ha disegnato ponti mobili
orizzontali, scale aeree su supporto fisso e su ruote.
Molte delle sue intuizioni, anche a distanza di quasi due secoli, sono attuali per cui si è deciso di fa ripartire i lavori di restauro
dell’antica caserma di Via del Sole, intitolata a del Giudice, e che era stata abbandonata nel 2007.
A partire dal 1848 egli pubblica le sue opere (sia a Napoli che a Bologna) riconosciute pubblicamente di elevata valenza tecnica scientifica. Dette opere sono elencate in:
- “Della istituzione dei Pompieri per Grandi Città e Terre Minori di qualunque Stato”. Bologna 1852;
- “Degli Ammaestramenti all’arte di spegnere gl’incendi ed usare i partiti di salvezza per uomini e cose”. Napoli 1851;
- “Universalità di mezzi di previdenza, difesa e salvezza per la calamità degl’incendi “. Bologna 1848;
- “Manuale pratico per gl’incendi ”. Napoli 1854;
- “Lettere e nota sulla macchina fumifera per spegnere gl’incendi del sig. Philipps “. Napoli 1850;
- “Delle attinenze economiche di Municipi con le Società Assicuratrici dei danni dal fuoco“. Napoli 1851:
- “Rapporto letto al Reale Istituto d’Incoraggiamento delle Scienze Naturali intorno alla pretesa invenzione di Macchina per innalzare Acqua dei sigg. Dabbene e Piemontesi“. Napoli 1855;
- “Il Regolamento dei Pompieri Artigiani di Napoli di recente riformato e stampato per conto del Municipio“.




